MAMMUT, TIGRI, CERVI, ORSI, LEONI E HOMO SAPIENS. NEL “PIANALTO DELLA MELOTTA” Ѐ CUSTODITO IL RICORDO DELLE GLACIAZIONI. ECCO COME CI SONO ARRIVATI E PERCHЀ SONO SEPOLTI IN QUESTA MACCHINA DEL TEMPO NATURALE

24 Agosto 2021 Di Renato Crotti

Le ere di glaciazione più lunghe nella vita della Terra furono sei, che si intervallarono a periodi di disgelo. I periodi glaciali più recenti risalgono al Pleistocene, con intervalli freddi variabili tra i 40.000 e i 100.000 anni. L’ultimo periodo glaciale terminò 12.000 anni fa.

Il Pleistocene inferiore ed il medio corrispondono al periodo del Paleolitico inferiore (Homo habilis e Homo erectus), mentre il Pleistocene superiore ai periodi del Paleolitico medio e superiore (Homo neanderthalensis, Homo sapiens).

Durante l’ultima glaciazione (Würm), sulle Alpi si formò una calotta glaciale continua che coprì quasi tutto il sistema montuoso e con lingue glaciali che scendevano fino ai limiti della Pianura Padana. Tracce del modellamento glaciale si possono osservare in Alta Val Nure in provincia di Piacenza e in Alta Val Parma in provincia di Parma. Ma non solo.

Una delle testimonianze maggiormente preziose e rare la possiamo trovare anche nel cremasco: la Riserva naturale del Pianalto della Melotta, che si estende tra i comuni di Casaletto di Sopra, Romanengo, Soncino e Ticengo. Un ambiente unico, trattandosi di un’area pleistocenica che si eleva dalla pianura alluvionale per circa 10-15 metri con una superficie movimentata, lievi ondulazioni ed avvallamenti.

L’alternanza di periodi glaciali e interglaciali ebbe un notevole effetto sui

mutamenti della vegetazione e sulla successione degli esseri viventi, I reperti che riaffiorano lungo l’argine del fiume Po e contenuti nel pianalto della Melotta, lo confermano. Fenomeni evolutivi si sono manifestati, mediante l’apparizione, lo sviluppo fino alla sparizione di un gran numero di specie.

Dal punto di vista della paleontologia dei mammiferi, a seconda dell’alternarsi dei ghiacci a periodi meno freddi c’erano specie animai differenti. Mammut lanoso, renna, antilope saiga, bue muschiato, rinoceronte lanoso, erano caratteristiche dei periodi glaciali e si alternavano a faune “calde”, quali l’elefante antico, rinoceronte di Merck, ippopotamo, caratteristiche dei periodi interglaciali.

Ѐ probabile che, ad ogni cambiamento climatico, vaste migrazioni portarono ad un rivolgimento completo della fauna che o moriva in loco o migrava. Durante il Villafranchiano superiore (circa corrispondente al Pleistocene inferiore) erano

abbondanti gli elefanti e grossi erbivori quali i rinoceronti, i cervi dai grandi palchi, i daini, i cavalli e i cinghiali.

Fra i carnivori c’erano gli orsi, le grandi iene, le pantere e le tigri dai denti a sciabola, così chiamate a causa dei lunghi e affilati canini superiori. Tra i carnivori si diffusero il leone, il leopardo, la iena macchiata e un lupo di piccola taglia. In questo periodo, circa 600.000 anni fa, compare in Italia anche il genere Homo.

Durante le glaciazioni, si assisteva all’arrivo d’animali di clima freddo o temperato come la renna, l’alce, il bisonte e l’uro.

Nella Pianura Padana, dove prevaleva l’ambiente a steppa-taiga, vivevano il mammut, il rinoceronte lanoso, il bisonte delle steppe, il megacero o cervo gigante, il cavallo, l’alce e il castoro. Tra i carnivori c’erano il lupo e l’orso.

Successivamente, instauratosi il clima temperato attuale, scomparvero molte specie che avevano caratterizzato l’ultimo periodo freddo e ad esse se ne sostituirono altre quali il cervo nobile, il capriolo, il cinghiale, che ancora oggi vivono in Italia.

Quando i ghiacci si ritiravano, tutte queste specie animali o migravano in cerca di territori adatti a loro, oppure perivano in loco per le mutate condizioni climatiche, o si adattavano o, per l’evoluzione delle specie, cedevano il passo a “discendenti” maggiormente resistenti.

La vegetazione dell’Europa centrale era una tundra con dominanza di licheni oppure betulle nane ed ericacee, circa del tipo dell’attuale tundra lappone. Fra le Alpi e la fronte dell’inlandsis, dunque, la vegetazione era tutta di tundra o steppa, essenzialmente priva d’alberi.

Nella Pianura Padana predominava un paesaggio a steppa-taiga dominata da formazioni erbacee con graminacee, erano presenti, sebbene limitatamente, alberi

come pini, betulla nana e ontano verde. Durante i periodi interglaciali del Pleistocene, prevalsero le formazioni forestali; tuttavia, le successive ondate glaciali portarono ad un notevole impoverimento della flora europea con la scomparsa di molte specie arboree.

La traccia concreta di tutto ciò è conservato nel Pianalto Cremasco, per questo motivo ritenuto unico nel suo genere. Conserva tesori inestimabili che raccontano la storia dell’Umanità.

Migliaia di reperti animali e vegetali, che raccontano com’era la vita durante le glaciazioni che si sono succedute negli anni e cosa è accaduto quando i ghiacci si ritiravano. Un tesoro. Una biblioteca naturale sulla vita.

Fino agli anni Settanta del Novecento erano ancora presenti la lontra e lo scoiattolo. Oggi tra la fauna vanno segnalati: il tasso, la volpe, la faina, la donnola e la puzzola. I micromammiferi sono rappresentati dall’arvicola, dal topolino delle risaie, dal moscardino, e dal ghiro.

Tra gli anfibi troviamo: la rana agile e la rara rana di Lataste. Per l’avifauna si segnalano: il picchio rosso maggiore, il picchio verde, il colombaccio, la cinciarella, il codibugnolo, il luì piccolo, l’usignolo, la ghiandaia, l’averla piccola, la tortora selvatica, la poiana e il lodolaio.

Il Pianalto della Melotta è una sorta di “macchina del tempo” per immergerci nell’Italia dell’Era Glaciale, quando anche nella Pianura Padana vivevano orsi delle caverne, elefanti, mammut, rinoceronti, ippopotami, bisonti, alci, cervi dai palchi spettacolarmente ramificati, predati da temibili cacciatori come iene, ghepardi, leoni e tigri dai denti a sciabola. Una spettacolare “Megafauna” che l’impatto antropico ha per buona parte irrimediabilmente distrutto. Il Pianalto della Melotta sopravvive. Per