IL MISTERO IRRISOLTO DEL QUADRATO MAGICO, DEL PENTACOLO E DEL SATOR NEI MOSAICI DELLA CHIESA DI PIEVE TERZAGNI (CR). CROCE TEMPLARE COMPRESA

25 Agosto 2021 Di Renato Crotti

Pentacolo, Quadrato Magico, Enigma. Sono le definizioni del rebus composto da cinque parole: Sator, Arepo, Tenet, Opera, Rotas. Costituiscono una minima parte dell’importante e misterioso mosaico presente nella chiesa di san Giovanni Decollato a Pieve Terzagni (piccola frazione del comune di Pescarolo ed Uniti in provincia di Cremona). Si tratta, senza dubbio, di una delle pievi volute da Matilde di Canossa nel secolo XI, ma interessata da profonde e radicali trasformazioni tra i secoli XVII e XVIII. Il mosaico, unico nel suo genere, ricopre parte del Presbiterio estendendosi poi nella zona del coro.

La particolarità di questa opera di genio enigmatico sta nel fatto che le parole inserite nel reticolo possono essere lette sia da sinistra a destra e viceversa, come dall’alto in basso e dal basso in alto, mantenendo invariata la frase.

L’interpretazione della formula del quadrato magico, da sempre appassiona e divide storici, studiosi e cultori del mistero. La sua origine è senza dubbio remota, tant’è che bisogna risalire al IX secolo per trovare una delle prime testimonianza cristiana: una Bibbia carolingia dell’822.

Lo stesso enigma è documentato nientemeno che a Pompei, nel I sec. d. C., spazia in seguito dalle sponde dell’Eufrate all’Inghilterra per incastonarsi nel VII secolo in un rituale etiopico e in un’iscrizione copta, forse retaggio di vangeli apocrifi.

Nell’822, come evidenziato, compare nel fregio di fondo di una bibbia Carolingia per poi intrecciarsi alle vicende dell’ordine dei Cavalieri del Tempio di Salomone (Templari). Uno degli aspetti che più colpisce nel quadrato magico è la croce formata dalla parola TENET, che inizia e finisce con la lettera T anch’essa identificabile con la croce, il simbolo per eccellenza delle fede cristiana.

Le cinque parole da cui è formato erano e sono un arcano sfruttato nell’interpretazione per le più svariate situazioni. Il mistero dell’ubicazione sacrale di un elemento che a prima vista può essere giudicato come pagano, si svela capovolgendo i canoni consueti, scorrendo con gli occhi i segni della scrittura da destra a sinistra, da sinistra a destra, ottenendo la frase Sator Opera Tenet, Tenet Opera Sator.

Ѐ stato tradotto con: “Il grande seminatore tiene nella sua mano le opere, le opere tiene nella sua mano il grande seminatore”. Purtroppo, come evidenziato, del palindromo non resta molto. I restauri che hanno interessato il pavimento del presbiterio in passato possono essere considerati, quantomeno, discutibili dal momento che, in modo del tutto evidente, è stato cancellato un pezzo di storia di particolare rilevanza.

Il loro significato che, nonostante le ricerche non hanno mai dato una risposta certa. Così è sempre stato anche per don Franco Regonaschi, residente a Gabbioneta (Cr), dove venne ordinato sacerdote nel giugno del 1965. Un cruccio questo delle parole che lo fece rimanere male quando, con un giovane amico, appassionato di ricerche archeologiche, fondatore e poi, per alcuni anni, responsabile della Biblioteca di Remedello Bresciano, andò in bicicletta alla Pieve, per fargli vedere il mosaico, ma neanche l’Arciprete del tempo seppe dare una risposta al quesito.

Un’altra occasione per saperne di più si era verificata quando a 19 anni il suo concittadino mons. Generali lo ospitò a Roma, dove ebbe modo di porre il quesito ad un vecchio Professore di Sacre Scritture. Il dialogo che avvenne e le successive ricerche, attraverso undici fonti principali, lo portarono alla conclusione che la risposta fosse semplicissima: è forse uno dei primi cruciverba e cioè, parole in croce, che richiamano alla preghiera più universale per i credenti e gli indifferenti, il “Pater Noster”. A sostegno di questa tesi è stato anche pubblicato un libro (edizioni Fantigrafica) dal titolo “Il Pentacolo magico di Pieve Terzagni” a cura di don Regonaschi.  

Il mosaico, visto nel suo complesso, ricopre larga parte del presbiterio della chiesa ed anche una porzione della navata centrale. Il pavimento datato intorno al 1100, è composto da figure con contorni neri su fondo bianco. Al centro si intravvedono alcuni inserti colorati nei volti del diacono Stefano e della sirena. Le tessere misurano circa un centimetro di lato e hanno un taglio regolare. Il mosaico sviluppa temi iconografici sacri e profani.

I primi sono esclusivamente riservati all’area del presbiterio. Vi sono raffigurati i simboli dei quattro Evangelisti, il diacono Stefano e un felino che tiene la testa china in segno di sottomissione.

Subito sotto abbiamo San Luca e San Marco. I simboli del Tetramorfo reggono ciascuno il libro del Santo Vangelo e sono accompagnati dal titulus, il nome che li identifica. Il diacono Stefano (questa parola è scritta in greco mentre tutto il nome è in latino) è raffigurato tra due colonne e un arco. Vi sono poi sei croci greche ed è evidente che questo diacono Stefano doveva essere molto importante, per questa Pieve.

I temi profani della navata, invece, sono ispirati al bestiario medievale. Essi sono compresi entro cerchi disposti in un reticolo di dodici quadrati. Il mosaico è in questo punto particolarmente frammentato, si distinguono chiaramente un cervo, dei felini o lupi, una sirena bicaudata ed un gallo o tacchino.

Gli studiosi ritengono il mosaico coevo alla prima pieve, quella del XII secolo. Pressoché impossibile invece stabilirne gli esecutori, anche se opere musive simili sono presenti nel territorio lombardo-emiliano.

La chiesa di San Giovanni Decollato è carica di misteri anche per quanto concerne l’esterno. Nel timpano della facciata campeggia un triangolo attorniato da fiamme rosse con al centro, l’occhio che tutto vede. Il triangolo equilatero è considerato simbolo di perfezione. Il triangolo nel quale è inscritto un occhio è uno dei simboli più noti associati alla rappresentazione della divinità, comune al cristianesimo ed alla iconografia esoterica, come ricorda anche René Guénon. A seconda delle rappresentazioni può essere associato a Dio o a Lucifero.

Accostato alla colomba ed al Cristo simboleggia la Trinità; accompagnato invece dalla stella a cinque punte, dalla piramide o dal compasso fa invece riferimento alla tradizione esoterica luciferiana, fatta propria dalla Massoneria. Da notare anche sullo stipite del portale d’ingresso della chiesa, la croce patente vermiglia che richiama, in modo chiaro ed evidente all’antico ordine dei Templari.

Bibliografia: Paolo Panni “Pieve Terzagni (cr) – Chiesa di san Giovanni Decollato:

il Sator e la Melusina”

Fotografie: Isabella Dalla Vecchia, web