OPERAZIONE UNICA IN ITALIA. IL RITORNO A CASA DEI 17 AFFRESCHI DEL BARBELLI STRAPPATI NEL ‘900 DAI MURI DELLA “CЀZA VЀCIA” E VENDUTI A UN PRIVATO

26 Agosto 2021 Di Renato Crotti

Casaletto Vaprio, anno 1912. La chiesa parrocchiale del paese è ritenuta piccola e angusta in confronto alle dimensioni che il borgo cremasco sta assumendo. Don Vincenzo Denti e don Giovanni Colombi, sacerdoti dell’epoca, si armano di santo coraggio e fiducia nella Provvidenza e decidono di lanciarsi in un progetto ambizioso: edificare una nuova chiesa a fianco dell’esistente.

Servivano risorse ingenti, nonostante il lavoro domenicale gratuito degli abitanti del borgo, oltre ai lasciti testamentari e donazioni. La costruzione del nuovo e più capiente edificio si concretizzò nel 1914 e fin dai primi anni Venti del secolo scorso la nuova chiesa, che assumerà il titolo di parrocchiale, verrà utilizzata per le funzioni religiose.

Da qui ha inizio un lento e inesorabile declino della vecchia e storica chiesa, che fin da subito venne con affetto ribattezzata dai casalettesi Céza Écia (Chiesa vecchia). Gli arredi sacri vennero nella quasi totalità spostati nella nuova chiesa, ad eccezione dell’Altare maggiore, dell’organo e delle balaustre che delimitavano il presbiterio, che furono venduti o permutati per completare l’arredo della nuova parrocchiale. Una volta dismesso l’edificio venne destinato nel corso degli anni a scuola, circolo ricreativo parrocchiale, cinematografo, falegnameria, magazzino per mobili.

Fu proprio durante la “dismissione” della precedente chiesa che ai sacerdoti giunse una proposta, che oggi sarebbe ritenuta impensabile, ma non bisogna dimenticare che i fatti accaddero quasi un secolo fa. Oggetto: gli affreschi di Gian Giacomo Barbelli sulle pareti della Céza Ѐcia.

Nel 1942, l’ingegner Paolo Stramezzi di Crema stava creando la sua personale e ragguardevole collezione di opere d’arte all’interno di villa Perletta a San Bartolomeo ai Morti e, da intenditore, indirizzò le sue attenzioni sugli affreschi della Barbelli nella chiesa vecchia. Nella fattispecie, diciotto dipinti murari di Gian Giacomo Barbelli. I sacerdoti e Paolo Stramezzi trovarono l’accordo per la vendita, utile anche per pagare le spese relative alla costruzione della nuova chiesa.

Grazie al lavoro del restauratore Laini, Stramezzi propose al parroco titolare di Casaletto Vaprio una soluzione alternativa: lo strappo degli affreschi dalle pareti. Tecnica allora comune (Laini stesso la utilizzò per gli affreschi di Aurelio Buso oggi conservati presso il Museo Civico di Crema e del Cremasco e originariamente affrescati in villa Stramezzi a Crema. Tale tecnica, oggi non è più utilizzata. Fortunatamente. Lo strappo degli affreschi, infatti, consiste in un’operazione molto simile alla comune ceretta: un telo viene stesso sulle opere d’arte ed incollato con soluzioni vegetali o animali e poi, lentamente, il telo viene tolto dalla parete, portando con sé il “negativo” delle opere affrescate che, rimesse su tela (il “positivo”) e intelaiate diventano così dei quadri molto più semplici da trasportare e collocare all’interno di un’abitazione.

Nel caso di Stramezzi, l’ingegnere fece costruire una cappella personale all’interno del giardino della Perletta per poi appendervi gli strappi Barbelliani. La medesima operazione venne fatta per diciassette affreschi su diciotto: l’unico che sfuggì allo strappo fu il medaglione raffigurante San Giorgio in Gloria, posizionato all’apice dell’arco trionfale, mentre l’affresco centrale, raffigurante L’esaltazione dell’Eucaristia, una volta strappato e intelaiato, non lasciò Casaletto Vaprio e rimase di proprietà parrocchiale, dove è tutt’oggi conservato.

Nel 1989, dopo anni di abbandono e incuria dovuta all’inutilizzo dell’ex edificio sacro, l’amministrazione comunale del tempo lo acquistò dalla parrocchia, con l’intento di salvare la struttura per futuri usi civili. Le amministrazioni che si sono susseguite nel tempo hanno via via proceduto al restauro dell’edificio partendo dal tetto, che nei primi anni Novanta subì un crollo parziale, recuperando la struttura esterna, e consolidando gli apparati decorativi interni.

Solo gli affreschi del Barbelli, come abbiamo detto di proprietà privata, mancavano all’appello. Almeno fino al 2019, anno in cui la nipote dell’ingegner Paolo Stramezzi, la professoressa Marina, recentemente scomparsa, decise di mettere in vendita le sedici tele di sua proprietà, che vennero acquistate dal Comune di Casaletto Vaprio.

Dopo esser stato sottoposto ad un attento restauro da parte del laboratorio dell’arch. Paolo Mariani, l’intero ciclo del Barbelli dedicato a san Giorgio è stato ricollocato all’interno della chiesa Vecchia, nelle cornici di stucco che li hanno ospitati per quattrocento anni e dove il pittore li aveva ideati e realizzati.

L’operazione è di per sé unica per il territorio cremasco e fors’anche per l’intero territorio nazionale, per due motivi. Il primo: un bene di proprietà privata, di importante valore storico, artistico, e culturale, nonché di grande valore affettivo per i casalettesi, torna fruibile dalla collettività e dagli appassionati e studiosi di arte. Il secondo, la ricollocazione delle opere nella loro sede originaria.

Questo capita di rado in quanto, nella maggior parte dei casi, le collocazioni native delle opere d’arte o sono andate distrutte o sono state modificate a tal punto da non poterle più ospitare. Questo non è successo alla chiesa Vecchia di Casaletto che ha mantenuto il suo impianto quattrocentesco senza subire grandi modifiche nel corso del tempo ed i restauri che si sono susseguiti per trent’anni hanno consentito di riportare gli affreschi “a casa”.

L’inaugurazione di questa storica operazione, giusto vanto e merito delle avvedute e lungimiranti Amministrazioni Comunali che si sono succedute in questi anni a Casaletto Vaprio, si terrà a settembre e a partire dal 12 dello stesso mese sarà possibile visitare la Chiesa e le sue opere d’arte che appartengono a Casaletto Vaprio e a tutto il territorio cremasco.