IL VINO CLINTO (N) ED IL FRAGOLINO SCOMPARSI DAL CREMASCO. MA LA “CONFRATERNITA DEL CLINTO” OGGI SI OPPONE. ECCO LA VERA STORIA DEL VINO DEI NOSTRI NONNI. VIETATO PER LEGGE

31 Agosto 2021 Di Renato Crotti

Nei giorni scorsi abbiamo narrato del periodo in cui Crema ed il Cremasco erano terra fertile per la coltivazione della vite e produzione del vino. (Vedi a fondo pagina il link all’articolo). Per completare il racconto non possiamo tralasciare il “vino vietato”. Per legge. Il Clinto o Clinton.

La vite Clinto nasce da un incrocio fatto senza innesto tra due piante di vite: la Vitis riparia e la Vitis labrusca. La particolarità di questo ibrido è che è resistente a diverse infezioni come le malattie crittogamiche, dovute ad infezioni parassitarie da funghi come la peronospora e lo oidio, ma è resistente anche alla Fillossera, un insetto che infesta molte specie del genere Vitis come quella Vitis vinifera da cui si ricava il vino nostrano. Questo si è rivelato un pregio ed un difetto. Micidiale.

Come arrivò in Italia dall’America nel 1820, infatti, ci si accorse subito che queste piante, proprio per la loro resistenza alle infestazioni parassitarie comuni del genere Vitis, avevano trascinato con loro diversi parassiti, come lo oidio e la peronospora, entrambi funghi patogeni per la vite, ma anche la fillossera. Di conseguenza, la diffusione della vite Clinto aveva portato alla minaccia e al pericolo per la salubrità delle piante di Vitis vinifera, da cui si estraggono praticamente tutti i vini nostrani.

Dall’esigenza di proteggere la vite autoctona, nacquero già agli inizi del ‘900 diverse leggi in merito, che miravano ad arginare il danno provocato dal Clinto che vietava sia la coltivazione che la commercializzazione dell’uva prodotta da vitigni ibridi di qualsiasi genere.

Fra quelli proibiti c’erano il Bacò e il Clinto. Nel 1936, fu emanata un’ulteriore legge, la n. 729, che estendeva lo stesso divieto di coltivazione e commercializzazione anche alla vite Isabella, da cui si produce il celebre Fragolino.

Questa legge consentiva, però, la coltivazione delle viti ibride solo con lo scopo di un consumo diretto, ossia senza lo scopo commerciale e quindi ad uso esclusivamente familiare.

Come sempre, qualcuno aveva un retropensiero, sostenendo che le leggi in merito siano state fatte, in realtà, con lo scopo di ridurre la concorrenza che il vino Clinto avrebbe potuto portare per gli altri vini, a causa soprattutto delle proprietà molto apprezzate dagli estimatori di vino.

C’è però un altro motivo per cui il Clinto fu bandito dalle tavole. Una delle principali caratteristiche del vino Clinto è l’elevata presenza nella buccia dell’uva di tannini e composti potenzialmente tossici per l’uomo. Questo regala anche un’altra ragione per la sua limitazione e rende necessario il consumo del vino Clinto in modo moderato ed entro determinati limiti di frequenza e quantità.

Inoltre, il vino Clinto può essere lavorato in modo sbagliato portando alla produzione di metanolo in grandi quantità: questa molecola, se assunta in percentuali abbondanti, può provocare danni al sistema nervoso. Nonostante questo, non sono mai stati riscontrati casi di avvelenamento da vino Clinto, sia in Italia che in America, anche perchè sarebbe tossico in seguito ad un consumo eccessivo e costante nel tempo.

Alcuni amatori del Clinto mettono anche in dubbio la reale percentuale pericolosa di tannini e metanolo presenti nel vino Clinto, nel tentativo quindi di riabilitarlo e consentirne una maggiore diffusione hanno fondato la “confraternita del Clinto“, un’associazione che ha come obiettivo quello di salvaguardare la tradizione di questa bevanda e di cambiare le leggi in merito.

 Oggi, la maggior parte dei vitigni di Clinto si trovano in Veneto, in particolare nella zona di Vicenza, grazie anche al territorio e al clima particolarmente favorevole per lo sviluppo di queste colture. Molto celebre è il vino Clinto di Villaverla, paese in cui ogni anno viene anche fatta la festa del Clinto, organizzata nel mese di giugno all’interno della villa Ghellini e in cui avviene anche la premiazione del Clinto migliore di quell’anno.  

La festa del Clinto si può svolgere ogni anno grazie ad un escamotage legislativo, per cui nella sagra non si associa mai alla parola Clinto la denominazione “vino”. Il cambiamento del nome della sagra è avvenuto nel 1997 e ne ha consentito la prosecuzione e il successo che negli anni si è mantenuto.

L’articolo sui vini prodotti un tempo nel cremasco al link: