IL PITTORE CREMASCO AUTORE DEL “CODICE HUYGENS”, CHE SALVÒ DALL’OBLIO GLI STUDI DI LEONARDO DA VINCI. DAL CODICE ATLANTICO ALL’UOMO VITRUVIANO, DALL’AUTOMA CAVALIERE AL TRATTATO DEL MOTO

4 Settembre 2021 Di Renato Crotti

Il Codice Atlantico (Codex Atlanticus) è la più ampia raccolta di disegni e scritti di Leonardo da Vinci, oggi conservato presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano.

Il “libro grande” aveva dimensioni notevoli, che all’epoca erano utilizzate per gli atlanti. Per questo, alla fine del Settecento era indicato essere in formato “atlantico”, dando origine al nome con cui è tuttora conosciuto.

Per conservare il Codice, nella biblioteca milanese venne realizzata una cassetta su misura, posta sopra un tavolo riccamente decorato. Nella cassetta era disponibile anche uno specchio per leggere la famosa “scrittura rovesciata” del genio fiorentino.

I fogli sono assemblati senza un ordine preciso e abbracciano un lungo periodo degli studi leonardeschi, dal 1478 al 1519. Tratta numerosi e diversi argomenti, tra i quali anatomia, astronomia, botanica, chimica, geografia, matematica, meccanica, disegni di macchine, studi sul volo degli uccelli e progetti d’architettura. Al suo interno si è sempre affermato esservi collocati 1750 disegni, tutti di mano di Leonardo. In realtà, i disegni erano 1751. Uno è misteriosamente andato perduto.

Da Leonardo Da Vinci al cremasco Carlo Urbino il passo è più breve di quanto si possa pensare.

Vi è, infatti, un forte legame, appurato e confermato dalla storia. Non tanto a livello personale, o per gli studi leonardeschi presenti nel Codice Atlantico, ma soprattutto per quella parte di studi del genio fiorentino che sono andati irrimediabilmente perduti. Va, infatti, proprio Carlo Urbino il merito e la riconoscenza della storia per aver realizzato il famoso “Codice Huygens”, tramandando così ai posteri quella parte di studi leonardeschi scomparsi. Il Codice è oggi di proprietà della Morgan Library & Museum di New York.

Si tratta di un manoscritto rinascimentale di rilevante importanza storica, documentale, artistica per meglio comprendere gli studi leonardeschi. L’importanza del codice risiede nel fatto che Carlo Urbino ebbe grande familiarità con documenti originali di Leonardo, oggi perduti. Presumibilmente, conobbe anche la genesi de l‘Uomo Vitruviano che liberamente interpreta.

Carlo Urbino riprodusse nel suo Codice Huygens riflessioni di Leonardo sul movimento dei corpi, rilevando un pensiero sotteso al celebre Foglio delle Gallerie dell’Accademia e svelandoci, forse, qual’era il volume a cui il disegno era destinato.  

I disegni del Codice Huygens sono ispirati al perduto Trattato del moto azionale di Leonardo, con figure umane in diverse posizioni inscritte in cerchi e quadrati, quasi una versione bizzarra e in movimento del celebre Uomo vitruviano.

Una recente mostra allestita a Venezia in occasione dei cinquecento anni dalla morte del Maestro ha ripercorso, attraverso gli esempi grafici di Leonardo e dei suoi allievi o seguaci, le tappe essenziali della sua esistenza, partendo da due Studi per un’Adorazione dei pastori riferibili al periodo giovanile fino alle Tre figure femminili danzanti attribuibili all’esperienza francese, momento estremo della vita dell’artista conclusasi ad Amboise il 2 maggio 1519.

Il museo veneziano, inoltre, espose venticinque fogli autografi di Leonardo. Disegni che offrono un excursus di estremo interesse sulla produzione dell’artista vinciano e ne documentano, lungo tutto l’arco di attività, le ricerche scientifiche con studi di proporzione del corpo umano, botanica, ottica, fisica, meccanica, armi, e con studi preparatori per alcuni dipinti come la celebre Battaglia di Anghiari e la Sant’Anna con la Vergine e il Bambino.

Nell’ambito di questa mostra, una sezione speciale venne dedicata allo studio di proporzioni e di anatomia avente come fulcro l’Uomo Vitruviano accostato, ad alcune pagine del Codice Huygens.

Un ulteriore conferma del fondamentale ruolo avuto da Carlo Urbino con riferimento agli studi di Leonardo lo troviamo nella macchina “L’automa cavaliere” (a volte chiamato anche robot di Leonardo). Si tratta di un automa meccanico umanoide progettato da Leonardo da Vinci intorno al 1495, probabilmente previsto per animare una delle feste alla corte sforzesca di Milano. Non è dato sapere se fu realizzato o no.

Negli appunti riscoperti negli anni Cinquanta nel Codice Atlantico e in piccoli taccuini tascabili databili intorno al 1495-1497 si trovano disegni dettagliati per un cavaliere meccanico, vestito di un’armatura del tardo XV secolo in stile italo-tedesco.

Per lo studioso Rosheim poteva essere capace di effettuare diversi movimenti analoghi a quelli umani: alzarsi in piedi, agitare le braccia e muovere la testa e la mascella in modo anatomicamente corretto, pare emettendo suoni dalla bocca grazie ad un sofisticato meccanismo di percussioni collocato all’altezza del petto.

Sempre secondo lo studioso Rosheim, l’automa di Leonardo era il frutto delle ricerche precedenti compiute nei campi dell’anatomia e della cinetica. La conferma giunge da quanto si riscontra, appunto, nel Codice Huygens. L’automa, infatti, rispettava il canone delle proporzioni dell’Uomo vitruviano. All’interno era costruito in legno, con elementi in pelle e metallo, ed azionato da un sistema di cavi, a simulare tendini e muscoli, e un sistema di manovelle esterno al corpo meccanico per muovere le gambe. L’armatura presente nei disegni è del 1480 con elmo tipo barbuta. Le braccia, secondo Rosheim, per la loro articolazione non potevano che muoversi all’unisono.

I meriti storici di Carlo Urbino (o Urbini) legati al Codice Huygens sono paradossalmente e stranamente meno noti della sua produzione artistica pittorica.  

Nacque a Crema nel 1525. Formatosi forse in Veneto, Carlo Urbino completò probabilmente la sua educazione con un viaggio romano. Nel 1553 corredò con un apparato illustrativo il Trattato di scientia d’arme di Camillo Agrippa e eseguì una serie di repertori di disegni con motivi decorativi e figure in scorcio viste da differenti prospettive.

Risalgono forse a questi anni anche i suoi singolarissimi disegni del Codice Huygens. La sua prima opera pittorica documentata (1556) è la pala con il Commiato di Cristo dalla Madre per Santa Maria presso San Celso a Milano, eseguita insieme all’Assunta e ad alcuni affreschi per la stessa chiesa.

Nel 1560 decorò anche la cappella del gran cancelliere Taverna a Santa Maria della Passione, un tempo ornata da una Crocifissione di Giulio Campi oggi spostata in un altro ambiente della chiesa. Sempre in Santa Maria della Passione eseguì anche le ante dell’organo di destra.

Nel settimo decennio l’Urbino si associò a Bernardino Campi, cui fornì i disegni per alcune pale d’altare, collaborando anche all’esecuzione della Trasfigurazione per San Fedele (1565). Nello stesso anno eseguì la pala con l’Incredulità di San Tommaso (Pinacoteca di Brera) e fornì alcuni disegni per le vetrate del Duomo di Milano.

Nel decennio successivo affrescò la Cappellina degli Angeli a Sant’Eustorgio, la Cappella di San Giuseppe nella chiesa milanese di San Marco (interessantissima per lo scorcio dei personaggi e per il confronto con il quasi coevo ciclo della cappella Foppa, di Giovan Paolo Lomazzo) e, insieme ad Aurelio Luini, l’abside della chiesa della Madonna di Campagna a Pallanza.

Negli anni Settanta e Ottanta del XVI secolo l’artista si trasferì nuovamente a Crema, dove lasciò una pala al Santuario di Santa Maria della Croce, e da dove si trasferì anche a Sabbioneta per eseguire alcuni affreschi nelle residenze di Vespasiano Gonzaga.

Spirò a Crema nel 1585.