NAPOLEONE A CREMA: IL RACCONTO DELLA GIORNATA GRAZIE AL MANOSCRITTO NASCOSTO DA UN PARROCO. DALL’INCONTRO COL PODESTÁ ALLA TISANA AL MIRTILLO

9 Settembre 2021 Di Renato Crotti

Le insegne di San Marco della Serenissima Repubblica di Venezia furono rimosse. Il seminario diocesano soppresso così come gli ordini religiosi. Chiusi i conventi di Sant’Agostino, San Francesco, San Domenico. Gli oggetti preziosi delle chiese e della diocesi confiscati. Il tribunale dell’Inquisizione abolito.

Era la primavera del 1796. Napoleone Bonaparte conquistava la Lombardia. E non solo. Verso la fine del secolo XVIII Crema, come il resto d’Italia e d’Europa, fu squassata dai grandi sconvolgimenti portati dalla Rivoluzione Francese prima e dalle guerre napoleoniche poi. La campagna d’Italia (1796-97) fruttò a Napoleone la conquista di tutta la Lombardia.

Dopo la verifica da parte dei Dragoniche non vi fossero focolai di rivolta, il neo imperatore era pronto a fare la sua trionfale entrata a Crema. Così avvenne.

Come si svolse quella storica giornata? Cosa accadde? Chi erano i presenti? La risposta giunge da una vicenda incredibile. Protagonisti sono don Angelo Cerioli, parroco di Ombriano ed un suo manoscritto. Scoperto per puro caso solo nel 1882.

Nel corso di lavori nella casa parrocchiale di Ombriano, rimovendo un quadro dalla parte, si trovò sul retro della tela un manoscritto dal titolo “Memorie per la mia chiesa di Ombriano”. Autore era il parroco don Angelo Cerioli.

In merito all’invasione francese e Napoleone, così scriveva lo zelante e preciso reverendo: “Alla mattina del 12 maggio 1796, verso le ore 8 giunse a Ombriano di Crema l’avanguardia francese e arrivò alle porte della città con sorpresa dei cittadini et a mezzogiorno fu a Ombriano tutto lo stato maggiore col generalissimo Bonaparte circondato da Massena, Rusca, Bertier e Salicetti. Fecero accampare le truppe affamate e sdrucite, indi assaltando spogliarono le case ed essendo i parrocchiani in altri villaggi, nei campi e ai Mosi, io mi trovavo vicino a Capergnanica a casa del signor Francesco Donati, colà fummo assaliti da un picchetto di dodici ussari francesi, ci depredarono di tutto colla sciabola et lo schioppo puntato al petto.”.

I guai per il parroco non erano però finiti. Il giorno seguente tornando in canonica in si ritrovò la dimora ripulita da cima a fondo. Il peggio lo scoprì dopo poco istanti, Corse in chiesa e la trovò orrendamente profanata. Così scrisse nel suo memoriale: “Tutte le donne di Ombriano con i loro averi si erano ritirate in chiesa all’arrivo dei francesi e si chiusero ben bene le porte, i soldati di Napoleone non riuscendo ad abbattere i robusti portali, fecero salire tre soldati sopra la camera della casa parrocchiale e da una piccola finestrella si calarono in chiesa et spalancando le porte fecero entrare nel sacro edificio la restante ciurmaglia transalpina addirittura a cavallo fra il terrore delle donne ombrianesi, fra urla e minacce gli ussari francesi e i sansculottes trafugarono tutto e fra le cose più mirabili quadri, statue, tre calici, due pissidi, francie d’orio e tutta la biancheria, ruppero tutte le casse e le persone furono spogliate di tutto”.  

Giovedì 12 Maggio 1796, intorno a mezzogiorno, Napoleone Bonaparte entrò in piazza Duomo in pompa magna. L’imperatore in alta uniforme entrò a cavallo. Il rumore degli zoccoli sul selciato della piazza risuonava tra i presenti.

Al suo fianco, Antoine Christophe Saliceti, combattente italiano poi naturalizzato francese che nacque a Saliceto, un paese di poche case abbarbicate sulla dorsale tirrenica della Corsica, allora parte della Repubblica di Genova. I suoi genitori erano originari di Piacenza; Andrea Massena, duca di Rivoli, principe di Essling, generale francese di origine italiana, nonchè maresciallo dell’Impero; Francesco Domenico Rusca, generale italiano dell’esercito napoleonico nativo di Briga Marittima (Cuneo) e Louis Alexandre Berthier anche lui generale francese, Maresciallo dell’Impero, I principe di Wagram di Neuchâtel e Valangin.

Bonaparte ed i suoi fidati scesero da cavallo puntando dritto verso il Palazzo Pretorio, sede del podestà veneto Contarini, che li attendeva sulla sommità della scala. Un gesto voluto dall’esponente della Serenissima: accogliere il francese in piazza sarebbe stato un gesto di benvenuto. Così non era.

Bonaparte trovò il Podestà Contarini sulla soglia d’ingresso. Dopo un saluto formale, pare venne fatto servire un rinfresco per rasserenare il clima assai teso. La ricostruzione storica – da prendere con tutti i limiti del caso – riportano che il Podestà si sedette al centro, Napoleone assiso di rimpetto e il commissario Salicetti sdraiato su un sofà con fare sprezzante. Gli altri in piedi dietro a Bonaparte.

Il Podestà, vedendolo silenzioso, pare chiese a Bonaparte il motivo della sua taciturnità, se fusse malumore o fusse stanchezza de’ soferte fatiche. Napoleone rispose che, in effetti, era assai stanco, molto stanco e sorseggiando una tisana di mirtillo calda, iniziò l’incontro a tre. Napoleone, infatti, era abituato a sorseggiare del tè durante la giornata.

Il 28 marzo 1797 un drappello di “Dragoni francesi” entrò in Crema senza incontrare alcuna resistenza. Venne istituita la Municipalità, che portò per una brevissima stagione il vanaglorioso titolo di Repubblica di Crema, assorbita dopo soli due mesi nella ben più ampia Repubblica Cisalpina.

Cessò così, senza colpo ferire, la plurisecolare dominazione veneta sulla città. Gli Austriaci, in guerra con Napoleone, se la diedero a gambe. Erano duecentottantadue anni che a Crema e nel suo territorio non si udiva il crepitio delle armi.

Iniziava una nuova pagina della storia Cremasca. Migliore o peggiore? Ai posteri l’ardua sentenza.

Fonte:

Archivio Storico Lombardo 1882, pubblicato da Matteo Benvenuti.

Napoleone a Crema – Mario Perolini

Historia ed Imago di Crema – Luigi Dossena