GIANNI MEANTI, LA “FRECCIA BIONDA” CREMASCA DEL MILAN, GIOCÒ AL FIANCO DI LIEDHOLM, MALDINI, RADICE E DEL CONCITTADINO MARIO BERGAMASCHI

13 Settembre 2021 Di Renato Crotti

Lo chiamavano “la freccia bionda, per la velocità e l’agilità della corsa in campo. Complice il naso aquilino che “fendeva” l’aria. Narra l’ironica leggenda cittadina.

Le doti le aveva. E lo certificò il mitico “Gipo” Viani, (Giuseppe Ferruccio Viani, Treviso, 13 settembre 1909 – Ferrara, 6 gennaio 1969), l’allenatore che con 639 presenze è quinto assoluto nella classifica di presenze degli allenatori in Serie A, uno dei pochi italiani ad aver ricevuto nel 2018 un riconoscimento alla memoria nella Hall of Fame del calcio italiano. Presidente del Club era Andrea Rizzoli.

Ѐ Gianni Meanti, scomparso nel 2009 a 74 anni, cremasco doc, che iniziò la carriera di attaccante nelle file del A.C. Crema nell’anno 1951.

Poco più che ventenne, nella stagione 1956/57 debuttò nel Milan. I rossoneri quell’anno vinsero lo scudetto. Il suo capitano era Nils Liedholm. La rosa comprendeva Lorenzo Buffon (vicecapitano), Narciso Soldan, Cesare Maldini, Luigi Radice, Francesco Zagatti, Osvaldo Bagnoli, Eros Beraldo, Per Bredesen, Mario Bergamaschi e Alfio Fontana.

Tra i compagni di spogliatoio anche un concittadino cremasco ed uno cremonese.

Il cremasco era Mario Bergamaschi (Crema, 7 gennaio 1929-18 gennaio 2020), che con il Milan vinse due scudetti. Il cremonese era l’attaccante Emiliano Farina (Cremona, 19 ottobre 1928 – 25 ottobre 2012). Con la maglia rossonera,Farina disputò sette gare mettendo a segno 4 reti, fra cui una doppietta all’Atalanta, partecipando quindi attivamente alla vittoria dello scudetto nella stagione 1956-1957.

Dopo la stagione milanese, Meanti passò al Cagliari, (insieme a Farina, che al termine della stagione 1958-1959 si ritirò dal calcio giocato per i sempre maggiori problemi alle ginocchia) vestendo la maglia sarda per due stagioni, per poi tornare al Milan nel 1959-60.

Ancora una stagione al Taranto, dove chiuse prematuramente la carriera, dopo un solo anno, a causa di un grave infortunio alla gamba.

Appese le scarpette al chiodo, proseguì ad amare da tifoso il mondo del calcio, pur sempre con la pacatezza e la signorilità che lo contraddistinguevano, così come la cordiale affabilità sempre accompagnata da un sorriso spontaneo e sincero e si dedicò al tennis amatoriale, lavorando nelle società di distribuzione del gas metano a Crema.