IL VILLAGGIO SCOMPARSO DI “HERO” NEL CREMASCO: DAI GERMANICI AI LONGOBARDI AI ROMANI. GLORIA E DECADENZA DEL CASTRUM DEI CONTI GISALBERTINI

13 Settembre 2021 Di Renato Crotti

È a pieno titolo uno degli antichi borghi romani del Cremasco scomparsi dalla storia. Forse perché cadde in disgrazia. Conseguenza di una decisione cremonese. Probabilmente era anche dotato di fortificazioni, stante l’appellativo “castrimi” (castello) con cui veniva definito nel 1097. Prima ancora, come colonia militare dei Germanici e Longobardi. La probabile collocazione era sud-est di Romanengo. Di questo antichissimo borgo non vi è traccia. Scomparso. Cancellato dagli eventi storici che si sono succeduti. (Vedi a fondo pagina articolo sui borghi cremaschi scomparsi dalla storia).

È la curtis di Aria/Heire/Hero/Ero, oggi, Salvirola. Irrisolto il dibattito tra gli storici e gli studiosi sull’origine del nome.

La soluzione maggiormente attendibile potrebbe indicare un’origine assai antica dello stanziamento, forse tardo-romana, e comunque mostra di discendere dalla base latina areaaia, spiazzo non costruito” che nel parallelo significato di “terreno scoperto e senza vegetazione; spiazzo aperto nel bosco” segnalerebbe l’origine silvo-pastorale dell’insediamento. Meno attendibile l’ipotesi che faccia riferimento a “erede”, a significare il passaggio di proprietà al figlio del proprietario o di “eroe”. Come detto, non c’è, ad oggi, una risposta univoca. Di certo c’è la scomparsa del borgo.

Per cercare di ricostruire le vicende storiche della corte di Hero dobbiamo fare un ulteriore passo indietro nel tempo. Sino ai Longobardi. Anzi, ancora prima.

Il fatto che si siano concentrati qui, o poco distante, possessi terrieri ancora distinti dal loro nome romano, nella tipica forma prediale in –anus– quali Fognano, Luignano, Cassano, Torbiano, Turiano, lascia pensare che ci si possa trovare di fronte a possessi romani rimasti nella forma originaria, così come all’epoca antecedente del fisco longobardo.

Lo stesso nome Salvirola proverebbe l’originaria natura silvestre dei luoghi. Secondo questa ipotesi prenderebbe ulteriore valore il significato dell’antico insediamento di Soave/Soate (corrispondente all’attuale Salvirola cremasca), riconducibile all’etnico Suevi/Suavi e riferibile a una colonia militarecomposta da genti germaniche anche qui, come altrove, impiegate nel ruolo di milites, equites, exploratores od altro e organizzate in diverse cohortes o alae su varie parti dell’Impero Romano” (Serra; Piastrella 1986).

Come già notava lo storico Bognetti fin dal 195, si potrebbe allora ritenere che simili insediamenti siano avvenuti prima dell’avvento dei Longobardi, correggendo una supposizione precedentemente sostenuta.

Tali insediamenti di popoli germanici esercitavano, in quel contesto, funzioni militari nell’ambito delle terre fiscali o terre pubbliche loro assegnate in godimento, che contemplavano anche l’onere di prestare determinati servizi riconosciuti di pubblica utilità (Piastrella 1986).

Si andrebbero delineando, così, alcune tracce di una storia assai antica di cui queste terre furono protagoniste.

Da questo punto di vista è pertanto plausibile ritenere di fondazione particolarmente antica l’insediamento di Soave/Salvirola cremasca, di cui si cominciano però ad avere testimonianze paleografiche solo a partire dal 1191, mentre l’abitato di Salvirola cremonese parrebbe abbozzare una prima apparizione in epoca molto più tardiva, ossia verso la fine del XIV secolo (Caramatti).

Il villaggio di Hero pare fosse dotato di fortificazioni tali da farlo definire come castrimi nel 1097 e di un fossato creato a difesa dell’edificato. Quasi un secolo più tardi sembra vedere di molto attenuata la sua funzione militare nel panorama strategico dell’alto Cremonese.

Cosa accadde di così rilevante da far scomparire, nel volgere di un arco di tempo relativamente breve, la curtis di Hero? Probabilmente, non un solo fattore o evento, ma la sommatoria di una serie di accadimenti.

Nel 1224 l’insediamento pare essersi ridotto a una villa, detta vetus de Herro cui, forse, faceva ancora capo l’intera curtis di Hero (Fasoli). Del resto, si erano ormai del tutto capovolti i rapporti che prima del 1097 legavano i conti gisalbertini di Crema a Hero, facendone una sorta di prolungamento verso est delle proprietà da questi detenute intorno alla città, ponendolo probabilmente al centro di estesi possedimenti. (Menant).

Incalzata dalla formidabile pressione espansiva della città di Cremona e del suo episcopato e indebolita dalle divisioni interne alla famiglia, l’organizzazione territoriale delle proprietà dei Gisalbertini andava sfaldandosi rapidamente.

Dopo Soncino, divenuto il primo borgo franco di Cremona nel 1118 e da breve tempo abbandonato dagli stessi conti giselbertini (Menant), e dopo la distruzione di Crema nel 1159/1160 l’azione di assoggettamento e di controllo esercitata dal Comune di Cremona su questa parte di territorio si misura sulla base del numero e dell’importanza dei borghi franchi istituiti e delle opere di fortificazione create dai cremonesi. E il nostro villaggio di Hero non figura tra questi.

Ricostruita Crema nel 1185, i confini con il territorio cremasco furono ben presto presidiati dai cremonesi con la costruzione di Castel Manfredi dapprima, sostituito in seguito alla sua distruzione nel 1186 e da Castelleone, elevato alla dignità di borgo franco sin dalla data della sua fondazione nel 1188.

Seguì, subito dopo, la costruzione di una torre fortificata a Trigolo, nel 1190 e, soprattutto per quanto riguarda il territorio qui analizzato, l’innalzamento del castello di Romanengo nel 1192. (vedi a fondo pagina link all’articolo sul castello di Romanengo).

La nuova importanza cui andava assurgendo Romanengo fu sicuramente il motivo principale della decadenza definitiva di Hero, il cui nome, agli inizi del XIV secolo, finì per essere abitualmente associato a quello di Romanengo, della cui giurisdizione territoriale identificava un semplice settore.

Intanto venivano sviluppandosi altri nuclei abitati in questa parte di territorio, come Ronco Todeschino, sorto lungo l’antica via di collegamento tra Romanengo e Trigolo e l’Albera, che sembra quasi aver raccolto l’eredità di Hero da una parte e del poco discosto insediamento di Brugum, arso durante l’incursione milanese del 1228, dall’altra.

Dell’esistenza del primo nucleo abitato, definito locus Ronchitodeschini sul finire del secolo XIV e considerato comunità indipendente già allora (Caramatti), si hanno indizi sin dal 1224 attraverso la registrazione di una tal Berta deTothoschino quale proprietaria confinante di terre poste nella curtis di Hero (Fasoli).

Del secondo insediamento la citazione più antica finora conosciuta risale a una pergamena del 1350 (Caramatti) in cui si nominano la curtis e il territorius Albare, mentre dalla fine del XIV secolo sono più frequenti le registra lozioni della località come Albara de Fondulis (Caramatti 98).

Si può ritenere, pertanto, che il territorio oggi pertinente al comune di Salvirola esca dal XIV secolo con un assetto insediativo sostanzialmente definito e molto prossimo a quello attualmente conosciuto, ma saldamente distinto e diviso tra le giurisdizioni cremasca e cremonese, di cui sopravvive tutt’ora la coscienza. Il castrum di Hero rimarrà sepolto dagli anni e dall’oblio.

Articolo sui paesi del cremasco cancellati dalla storia al link:

Fonti e Bigliografia:

Ferruccio Caramatti, Da Ero a Salvirola, Pandino, 1995

Valerio Ferrari, Collana Atlante toponomastico della Provincia di Cremona, volume, Toponomastica di Salvirola, 1998

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