IL MAESTOSO “CASTELLO DI CREMA”, DIFESA E VANTO DELLA CITTÁ. FU VENDUTO PER 34MILA LIRE. E INCREDIBILMENTE DEMOLITO

16 Settembre 2021 Di Renato Crotti

DI PIERLUIGI CANTONI

Fu fatto bellissimo in forma più di palazzo che di fortezza scriveva lo storico Pietro da Terno. Sorgeva nell’area attualmente occupata dai giardini pubblici presso Porta Serio. Simile alla prestigiosa rocca di Soncino era chiamato il Castello di Crema.

Dopo il passaggio di Federico Barbarossa, che rase al suolo la città, fu concessa la riedificazione di Crema. Secondo lo storico Pietro Terni, dopo l’innalzamento di fosse e trincee per contrastare le schermaglie cremonesi, tra il 1190 ed il 1199 fu innalzata una nuova cinta muraria con 21 torrioni.

Oltre alle quattro porte Serio, Ombriano, Ripalta e Pianengo con relative torri, la cinta contava un quinto varco minore, la porta (o pusterla) di Ponfure dipendente dalla Porta Pianengo. Il toponimo pare abbia origine ai tempi dell’assedio, allorché i cremaschi durante una sortita costrinsero un gruppo di assedianti a ripiegare lungo le mura. La resistenza tenace di uno di questi, di nome Furio, gli ha valso la perpetua memoria. Infatti, al giorno d’oggi, sopravvive la via Ponte Furio che congiunge via XX Settembre a via Giuseppe Verdi.

Dopo la ricostruzione il castrum fu diviso in 27 vicinie (o vicinanze) che prendevano i nomi delle famiglie di tradizione feudale e comitale che detenevano il potere del comune. Sempre secondo il Terni Crema fu ampliata da ogni lato eccetto a settentrione.

Tra le notizie certe di quei secoli si segnala l’erezione di due castelli: Porta Serio (1335) e di Porta Ombriano (1361), quest’ultimo voluto da Bernabò Visconti e demolito dai veneziani nel 1451.

In un atto del 1350, la rocchetta è denominata castello ed è dotato di un fossato, poi nel 1361, viene chiamata rocca di porta Serio. Questo passaggio ci permette di stabilire che i Visconti probabilmente ampliarono la rocca, ridefinendola a pianta quadrangolare, con una torre, le mura e con la merlatura guelfa, interamente coperta da tetti, con magazzini, alloggi per la guarnigione ed un ampio fossato intorno, secondo la tradizione sforzesca del basso medioevo Lombardo.

La rocca, costruita in cotto, fu il perno della difesa urbana di Crema per tutta la dominazione veneta e fino allo smantellamento. Costruita con tipologie tardo- medioevali, venne nel tempo ampliata diventando sede del castellano e della guarnigione. Si presentava a forma quadrata irregolare, con un potente apparato a sporgere per la difesa diretta, coperta da tetti per una migliore protezione, interamente circondata da fossato, anche nella parte verso l’interno dell’abitato, con rivellino con ponte levatoio.

Nel 1449 la città di Crema passò sotto il dominio veneto e nel 1468 il podestà Domenico Cornaro avviò la ristrutturazione della rocca, trasformandola nel castello di porta Serio, con imponenti lavori di ingrossamento delle mura, che dovevano resistere ai colpi delle artiglierie e l’entrata della porta Serio è inglobata

nel castello.

Nel 1494 il podestà Domenico Benedetti cominciò un altro ampliamento: chiuse la porta di Serio del castello e la riposizionò sulla destra, protetta da un torrione rotondo. Demolì alcune case e costruì una nuova porta d’ingresso, “con ponte levadore, dove entrano li carri”, verso la chiesa di San Benedetto. Lavori successivi del 1520 fatti dal podestà Andrea Foscolo demolirono ancora molte case di San Benedetto per creare la piazza antistante al castello.

I lavori più importanti per adattare il castello alle esigenze emergenti della guerra vennero fatti nel 1526 dal podestà Andrea Loredan con la costruzione di un baloardo, secondo il “dissegno “ di Francesco Maria della Rovere, duca di Urbino e capitano generale al servizio della Serenissima.

Il castello venne ampliato verso il Serio, comprendendo l’area interna fino al percorso della roggia Fontana, negli attuali giardini pubblici. Negli anni successivi, col mutare delle condizioni delle tattiche e strategie di guerra, subirà molti cambiamenti, con l’aggiunta di magazzini, casematte, una chiesa.

Il castello di porta Serio era ormai diventato una città fortezza, un unico strumento di difesa. Al suo interno, oltre agli alloggiamenti per la truppa, una grande quantità di pezzi di artiglieria, archibusi, depositi di salnitri e balle di piombo, la fusina delo fabro, il deposito di ogli di balsami per il cerusico, granai, vettovaglie e soprattutto botti di vino, che veniva dispensato ai soldati in caso di attacco di nemici ed era l’unico tonico corroborante per rinfrancare gli animi.

Nel 1809, la Repubblica Cisalpina e il demanio militare francese stabilirono che Crema non era più considerata piazzaforte. Il Regio Demanio di Lodi lo vendette per trentaquattromila lire a una ditta lodigiana, società di proprietà del conte Barni, Passerini e Bonelli che la rivendette al capomastro Gaetano Viscardi. Il Castello di crema venne così demolito nel 1822 e furono costruì parecchie abitazioni nella zona adiacente alle mura venete. Fu demolito nello stesso anno il baluardo, dove nel 1858, ossia nel periodo del regno Lombardo-Veneto, sorsero i giardini pubblici. Sopravvisse solo il torrione, bagnato dalla Roggia Fontana.

Ancora oggi appare difficile comprendere perché nessuno a Crema pare mosse un dito per fermare lo smantellamento dell’imponente castello.

Fonte fotografie: e bibliografia

Historia et Imago Cremae

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