QUANDO A CREMA SI BATTEVA MONETA: DAL SOLDINO ALL’IMPERIALE DALLA PETACCHIA AL MEZZO SOLDO. TRA GIORGIO BENZONI ED IL DUCATO DI MILANO. ORO, ARGENTO E LEGA

18 Settembre 2021 Di Renato Crotti

Il diritto di battere moneta è sempre stato appannaggio esclusivo del potere sovrano, salvo qualche rara deroga o concessione. Per necessità o opportunità. O per entrambe le ragioni. Crema fu tra le poche città che ebbe la concessione a coniare moneta”. Una piccola “zecca” locale.

La città, infatti, tra il XV e il XVI secolo ebbe ben due zecche. La prima durante la signoria della nobile e potentissima famiglia dei Benzoni (1404-14). La seconda durante l’assedio delle truppe sforzesche (1513-14), come ricorda con la consueta precisione e fedeltà storica e documentale Mario Cassi nella sua ricerca “Le monete di Crema dal 1404 al 1514: dal Soldino all’Imperiale, dal mezzo Soldo alla Petacchia ossedionale” del 2017.

La zecca, come noto, è il nome dato allo stabilimento in cui si fabbricano per fusione o per coniatura le monete, e, in epoca moderna, anche le medaglie, i sigilli dello Stato ed i timbri.

La casata dei Benzoni si distinse nella storia di Crema già dai primi del Trecento come fiera sostenitrice della parte guelfa e oppositrice dei Visconti. Furono acclamati signori di Crema il 12 novembre 1403, nell’ambito dei disordini scoppiati in seno al ducato di Milano con la morte di Gian Galeazzo Visconti.

Dopo un anno di sanguinose lotte intestine, i ghibellini furono sconfitti dai guelfi guidati dai fratelli Paolo e Bartolomeo Benzoni. Esteso il proprio dominio su Pandino e rafforzate le difese della signoria, morirono entrambi di peste nel 1405. I loro figli maschi furono esclusi dalla successione e il potere passò a un lontano cugino, Giorgio Benzoni.  

Giorgio Benzoni, durante la sua signoria, batté anche moneta. Il profitto che il signore può ricavare dalla attività di emissione è notevole, potendo anche speculare sul diverso valore dell’argento, (più usato dell’oro); gli spetta, inoltre, una tassa sulla coniazione. In tal modo i signori dell’epoca potevano emettere moneta in base alle proprie esigenze personali, trascurando le esigenze della popolazione” scrive Mario Cassi nel suo studio, pubblicato anche dalla rivista Insula Fulcheria.

Giorgio Benzoni dovette far fronte alle mire del Ducato di Milano, da cui Crema si era emancipata. Cercò dunque l’alleanza con Venezia. Qualche tempo dopo, tuttavia, Crema tornò nell’orbita di Filippo Maria Visconti. Nominato da questi signore di Crema, Pandino, Misano e Agnadello (ma solo nominalmente, 1414), venuto a conoscenza di un complotto contro di lui fuggì a Mantova e quindi a Venezia.

Sperando di riottenere Crema, combatté nelle file dell’esercito veneziano con il figlio Venturino, capitano di ventura passato poi al servizio di Milano. Al servizio della Serenissima dove fu dignitosamente accolto e con il figlio Venturino, detto il Giovane al suo fianco, venne incaricato di combattere unendosi al Generale Carmagnola.  Per questo motivo il Duca di Milano gli confiscò i beni in Crema e vennero cacciati tutti i suoi parenti dalle mura della Città. 

Anche il più importante storico di Crema, Francesco Sforza Benvenuti, scrive nelle sue opere “Storia di Crema” e “Dizionario Biografico Cremasco” che furono battute ben quattro monete con il suo nome: una d’oro, un’altra d’argento, una di lega e argento e una quarta di lega. Scrive, inoltre, che la moneta d’oro riportava al diritto l’arma dei Benzoni col motto “In te Domino” e sul retro la sua effigie con la scritta: “Giorgius Benzonus Dominus Cremae”; questa moneta è rara e di gran

pregio numismatico.

Sempre Francesco Sforza Benvenuti riporta che alcuni negano l’esistenza di

tale moneta, mentre altre persone affermano di averla vista, tra i quali lo storico Alemanio Fino, il quale riferisce che gli fu mostrata dai conti Giambattista e Pompeo Benzoni. In queste descrizioni si parla di monete d’oro, mai citate da nessun altro ricercatore o numismatico, mentre sono conosciute il “Soldino” (già presente nella collezione Vimercati Sanseverino e nella collezione Schiavini-Cassi di Crema) il “mezzo Soldo” e “l’Imperiale”, coniate nel periodo della breve signoria di Giorgio Benzoni” precisa Mario Cassi, appassionato numismatico e storico.

Aldo Cairola, nella sua opera monumentaleLe antiche zecche d’Italia”, descrive e attribuisce alla zecca di Crema, operativa durante la signoria di Giorgio Benzoni (1404-1414) solo un bolognino in argento (“Soldino”) un “mezzo Soldo” ed un “Imperiale” in mistura. Il conte Giorgio Benzoni morì a Brescia, ma non è accertata la data del decesso.

Un’altra occasione in cui in Crema si batté moneta fu nel periodo in cui il Duca di Milano, Massimiliano Sforza, assediò la città per strapparla al dominio di Venezia. Nel 1509, dopo la battaglia di Agnadello, Venezia perse il dominio di Crema e di altri territori lombardi, sconfitta dalle truppe del re di Francia Luigi XII. Crema tornava cos’ sotto il dominio del Ducato di Milano. La Serenissima ne rientrò in possesso nel 1512.

Lo storico Pietro da Terno scrive che il capitano Renzo da Ceri ed il Rettore cittadino Bartolomeo Contarinomisero mano negli argenti del Monte di Pietà e S. Maria della Croce, in quelli della che per voto erano donati et batterono alcune monete da 15 soldi di Milano”. Utilizzarono cioè argenti e materiali preziosi per fonderli e battere moneta. Riferisce il Terni che le monete, chiamate, in senso dispregiativo, dal popolo “petacchie” (letteralmente patacche) portavano l’impronta di S. Marco e si facevano col martello.

Lo storico cremasco, Alemanio Fino, nella sua ”Historia di Crema”, conferma ciò che riporta il Terni: arrivato il mese di agosto 1514, ed avendo bisogno di denari per pagare i soldati e la circolazione interna, prese gli argenti del Monte di Pietà e di Santa Maria della Croce. Con gli argenti cominciò a battere certe monete di valuta di quindici soldi l’una, le quali erano dette Petacchie: “non avevano impronta alcuno, fuor che una imaginetta di San Marco d’un lato… Et perché l’altre monete, che correvano, per il più erano false, queste per la bontà loro havevano

grandissimo corso per tutta Lombardia” spiega Mario Cassi, presidente del gruppo “l’Araldo” di Crema, a cui va il merito di aver riportato alla luce una parte significativa della storia locale.

Bibliografia:

Mario Cassi, “Le monete di Crema dal 1404 al 1514: dal Soldino all’Imperiale, dal mezzo Soldo alla Petacchia ossedionale”.

Rivista Insulta Fulcheria