LE CAMPANE DELLA CHIESA NASCOSTE NELLA ROGGIA DEL MOSO E SFUGGITE ALLA REQUISIZIONE DELLA GUERRA MONDIALE. CON UNA CAPPELLA DELLA MADONNA A SORVEGLIARLE. È LA LEGGENDE DEL “GORGO DELLE CAMPANE”

19 Settembre 2021 Di Renato Crotti

Il Cresmiero trae origine dalla roggia Senassone (detta anche Sanasù o Sanàsa) sita nella campagna a nord di Ombriano-Sabbioni, dove c’è la sua naturale sorgente, che forma un piccolo e incantevole laghetto. L’area si trova all’interno della Riserva del Moso.

Questo luogo è molto noto ai cremaschi, ed è caratterizzato da due vicende curiose, a cavallo tra leggenda e tradizioni orali tramandate dal folklore.

L’impianto idraulico che regimenta il flusso delle acque derivanti dalla roggia, realizzato presumibilmente nel 1908, coincide con l’inizio del Cresmiero e

per una sua particolarità, viene chiamato il “Gorgo delle Campane”. Un nome insolito per una sorgente ed uno specchio d’acqua naturale.

Sul “Gorgo delle Campane” circola una leggenda che trae origine dalla Seconda Guerra Mondiale, quando il governo Mussolini, con decreto del 23 aprile 1942, ordinò la requisizione forzata delle campane su tutto il territorio italiano per fonderle e utilizzarle per produrre armi. Non fu un’impresa né facile, né popolare.

A San Giovanni Bianco le campane della Parrocchiale fuse da Monzini nel 1867 furono nascoste sottoterra per non essere requisite. Lo stesso accadde a Palazzolo sull’Oglio, nella confinante diocesi di Brescia, dove le campane vennero calate e nascoste nei fienili.

In altri luoghi l’asportazione delle campane avvenne ma con forte avversità della popolazione: a Roncobello, in Alta Valle Brembana, gli operai in tuta mimetica militare incaricati di togliere le campane ricevettero da terra diversi colpi minacciosi di mitraglia mentre si trovavano nella cella campanaria (gli stessi attrezzi degli operai erano stati rubati nottetempo per impedire di compiere l’opera di rimozione).

In altri casi le campane antiche vennero difese dalla popolazione e restarono in paese: è il caso di Gandino, Ardesio, Villongo San Filastro. Nella furia della guerra i parroci si sono spesso sforzati di non lasciar togliere le campane di fusione più recente, quelle per cui la popolazione aveva appena investito molto denaro. In tale frangente i sacerdoti cercarono di barattare le campane maggiori delle chiese parrocchiali, che erano destinate alla rimozione, con le campane delle chiese sussidiarie, a parità di numero di quintali di bronzo richiesti dal governo.

La leggenda cremasca narra che il parroco di Ombriano, proprio per salvare le campane della chiesa dalla confisca decise, con l’aiuto di alcuni fedeli di rimuovere parte delle campane della chiesa (di Ombriano o di chiese vicine, secondo un’altra versione) e nasconderle proprio nel laghetto creato dalla roggia Senassone. A guerra terminata non è dato di sapere se qualcuno le recuperò (se mai vennero qui nascoste) o se non fu più possibile farlo. Da qui il nome “Gurg da le campane”. Secondo la “vox populi”, addirittura la notte, quando cala il silenzio e nel periodo in cui la corrente è forte, si udirebbe un sordo rumore provenire dal laghetto.

La leggenda, spesso, innesca un’altra leggenda: la Madonnina del Cucù sarebbe stata eretta proprio per “sorvegliare” le campane celate dalle acque.

La storia appare abbastanza improbabile, quanto meno per la difficoltà di smontare le campane, trasportarle sino alla roggia e poi gettarle nelle acque. Figuriamoci poi recuperarle.

In realtà, a detta di alcuni studiosi di storica locale, il nome di “Gorgo delle Campane” trarrebbe origine dal fatto che, a causa della morfologia del letto del corso d’acqua, in questo luogo si generano dei mulinelli o gorghi, chiamati appunto “campane”.

Poco distante da questo laghetto sorge una Santella detta della Madonna del Cucù. Anche riguardo a questo tempietto devozionale, forse realizzato dalla famiglia Toffetti all’epoca in cui l’attuale “cascina Ombrianello”, costruita nel 1880 era una “cascina modello” collegata da un viale, oggi del tutto scomparso, collegava alla residenza di palazzo o villa Rossi-Martini a Ombriano.

Secondo altre versioni, venne invece realizzata nel dopoguerra a ridosso della sorgente della roggia e del laghetto naturale al posto di una precedente Santella crollata (secondo alcuni a causa di un terremoto). La tradizione riporta che il nome “Madonna del Cucù” possa essere riconducibile al canto dell’omonimo uccello presente in questa oasi naturale ricca di vegetazione e corsi d’acqua. Un’ulteriore spiegazione sarebbe riconducibile al fatto che la cappelletta appare all’improvviso immersa nel verde. Se qualcuno conosce altre versioni, sono ben accette!