CREMA E IL CREMASCO DIVENTANO FRANCESI, TRA ATTI DI RESA, OMICIDI, TRADIMENTI, FRATI BATTAGLIERI E CONTADINI-SOLDATI. LA RISCOSSA DEI CREMASCHI GUIDATI DA RENZO DA CERI PER RIPRENDERSI IL CASTELLO: È LA BATTAGLIA DI OMBRIANO

20 Settembre 2021 Di Renato Crotti

DI PIERLUIGI CANTONI

(prima parte)

In piazza Trento e Trieste a Crema fu eretto fra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento un imponente ed elegante palazzo da Socino Benzoni, che Pietro da Terno definì nella sua “Historia de Crema“patrizio peritissimo nelle armi, appartenente alla nobile famiglia che aveva detenuto la Signoria della città nel 1400”. Questo capitano di ventura si rivelerà determinante per la città, segnando la temporanea fine del dominio della Serenissima a Crema a favore del re di Francia Luigi XII d’Orleans. Ma non solo.

L’importanza del palazzo è strettamente collegata alle grandi vicende storiche che coinvolsero tutta l’Europa del tempo. Infatti, le grandi potenze europee, con il Trattato di Cambrai (1508), si allearono contro lo strapotere della Repubblica di Venezia, di cui Crema era alleata. Lo scontro devastante tra la Francia di re Luigi XII d’Orleans e la Repubblica di Venezia si svolse in due fasi succesive proprio nel nostro territorio. Ad Agnadello e Crema. Per quanto concerne quest’ultima, fu determinante il ruolo giocato da Socino Benzoni.

Dopo la disfatta veneziana nella battaglia di Agnadello del 1509, infatti, Socino Benzoni convinse la città di Crema ad arrendersi al re di Francia senza opporre resistenza, interrompendo, così, l’alleanza con la Repubblica di San Marco. Anni dopo, qualcuno gridò al tradimento. Di fatto, così facendo, salvò la città da saccheggio e distruzione. Ai posteri l’ardua sentenza.

Il re di Francia entrò così in Crema, senza colpo ferire e fu ospitato nel palazzo dell’attuale piazza Trento e Trieste. Ripartito da Crema, alla volta di Brescia, il re Luigi XII lasciò la città in balìa delle antiche lotte fra guelfi e ghibellini.

Questa premessa è necessaria per comprendere cosa accadrà a Crema pochi anni dopo. Nulla di buono.

Il nuovo governatore francese Duras, temendo l’attacco di forze fedeli a Venezia per riprendersi la città e avendo vettovaglie insufficienti fece espellere tutti i cittadini maschi dai 15 ai 60 anni e si asserragliò nel Castello di Crema (a fondo pagina il link all’articolo sul Castello di Crema). Nel frattempo, Socino Benzoni, che si era recato tra Este e Montagnana a sollecitare provviste ad un campo francese, fu sorpreso da una compagnia di mercenari stradiotti al soldo della Serenissima: fu condotto a Padova e impiccato per tradimento.

Molti degli uomini cacciati da Crema si rifugiarono a Montodine ove ricevettero rinforzi da parte dei veneziani. Da qui partivano azioni “mordi e fuggi” per assaltare i francesi quando uscivano dalle mura di Crema per saccheggiare le campagne circostanti. Per dare assalto alla città, però, servivano denari per assoldare mercenari e per sfamare milizie, cittadini ed animali.

Il gruppo della “riscossa cremasca” pro Venezia decise di allestire due campi stabili a Ombriano e San Bernardino. Vennero altresì costruiti due ponti in legno sul fiume Serio, per poter fare pressione verso i francesi. Si aggiunse alla nutrita pattuglia anche una squadra di contadini acquartierati presso Campagnola Cremasca guidati da un battagliero frate francescano, tale Agostino Giliolo.

Ciò che stava accadendo a Crema e nel Cremasco spinse la Serenissima a tentare di riprendersi Crema ed il suo territorio. Inviò soldati e un condottiero di provata esperienza: il capitano Lorenzo Orsini, più noto come Renzo da Ceri, che subito fece costruire intorno a Crema due bastioni, di cui uno ad Ombriano, dai quali intensificare l’assedio,

Le truppe e la popolazione rimasta in città erano in grave affanno, ma il governatore francese Duras non cedeva alla pressione dei cremaschi guidati da Renzo da Ceri, sino a quando Benedetto Crivelli, comandante della guarnigione francese, sfinito dall’assedio, dalla malattia, dall’assenza di cibo, (e forse con una certa dose di opportunismo e furbizia), giocò d’anticipo e decise di favorire la resa con un atto violento che, probabilmente, reputò necessario: assassinò il suo pari grado Gerolamo da Napoli e avviò le trattative con Renzo Da Ceri per riconsegnare la città ai veneziani: era il 9 settembre 1512.

Il tempismo di Renzo da Ceri fu proverbiale e si rivelò di fondamentale importanza. Nessuno, infatti, sapeva che il Duca di Milano aveva inviato diecimila soldati svizzeri alla guida del cremasco Sante Robatto a dar man forte ai francesi. Il potente esercito era già accampato tra Pandino e Palazzo Pignano (dove si era impossessato di villa Marazzi) e Scannabue, pronto a muovere su Crema. Anticipato dai veneziani si ritirò quindi oltre l’Adda. Crema tornò ad essere alleata della Serenissima.

La città rimase città militarizzata, poiché Venezia la considerava testa di ponte per riconquistare le altre terre perdute dopo la battaglia di Agnadello. Per i cremaschi, però, il peggio doveva ancora arrivare.

(fine prima parte)

Articolo su quando Crema aveva il castello al link:

Bibliografia

Turismo Crema

Palazzo Donati.com

Fotografie:

Historia et imago Cremae -Cremaonline

Web