IL CARATTERE DELLE PERSONE SPIEGATO DAI NOMI IN DIALETTO CREMASCO DELLE ERBE E PIANTE LOCALI, DALLA BÈTONIGA ALLA CARAMPÁNA, DALLA GRAMÈGNA AL RAMPEGHÌ, DAL TÒSECH ALL’OPE. POTENZA DEL DIALETTO

22 Settembre 2021 Di Renato Crotti

Nell’immaginario popolare e nel folklore dialettale il mondo vegetale assume di volta in volta i tratti caratteristici ed i nomi degli dei, delle bestie e degli uomini. Le specie vegetali così esprimono le caratteristiche caratteriali e/o fisiche delle diverse “categorie” umane. Vizi e virtù, compresi.

Gli appellativi dialettali conferiti ad un’erba, un fiore, un cespuglio o un albero hanno attivato un processo di reciproca identificazione con le caratteristiche umane.

Ecco un godibile e simpatico stralcio ed elenco che rappresenta il cuore dell’espressione dialettale cremasca, tratto dallo studio “Uomini, bestie e dei dell’hortus pauperum cremasco” realizzato da Walter Venchiarutti e Franco Giordana nel 2008.

Betòniga = betonica, pianta del vescovo (Stachys officinalis L.- fam. Lamiaceae). Dalle foglie dentellate e i fiorellini estivi color cremisi, cresce sugli argini asciutti. Già in epoca romana era usata per curare “le sventure”, contro febbre e dissenteria, podagra e avvelenamenti. In senso figurato si intendeva una persona pettegola.

Carampàna = edera (Hedera helix L. – fam. Araliaceae). Sempreverde rampicante. Con le foglie si curavano i reumatismi. In senso figurato indicava una donna vecchia e brutta, superficiale e perditempo.

Erba sàvia = salvia (Salvia pratensis L. – fam. Lamiaceae). Sempreverde aromatico dal sapore intenso e dai fiori violacei. In senso figurato indicava una donna paziente, giudiziosa.

Fenòc = finocchio (Foeniculum vulgare Miller – fam. Apiaceae). Pianta erbacea con tipica infiorescenza dalle ombrelle terminali e dai piccoli fiori gialli dal sapore caratteristico. In senso figurato e per certi versi irrisorio indicava una persona omosessuale.

Gramègna = gramigna (Cynodon dactylon L. – fam. Poaceae). Erba infestante dai lunghi stoloni striscianti sul terreno e infiorescenze digitate con spighe sottili. Come decotto aveva proprietà depurative e diuretiche, per questo una volta le donne coi carèt e le scorbe (ceste, sporte) venivano fin da Milano, raccoglievano nei loro lunghi grembiuli neri e la lavavano alla fontana. In casa ne facevano dei decotti utilizzandola per rinforzare i capelli.

In senso figurato indicava persona appiccicaticcia, assillante e non positiva, persona da cui non si riesce a liberarsi.

Grasù = crescione (Nasturtium officinale R. Br. – fam. Brassicaceae). Pianta erbacea acquatica con foglie pennate e fiori bianchi in dense ombrelle terminali. Per il sapore gradevolmente piccante veniva utilizzato ad aromatizzare insalate e minestre. Usato per curare l’anemia, lo scorbuto e la febbre. In senso figurato indicava una persona molto grassa o obesa.

Ladì = trifoglio bianco (Trifolium repens L. – fam. Fabaceae). Pianta erbacea trifogliata, infiorescenze a capolino con i fiori dalla corolla biancastra. I fiori insaporivano il pane mentre le foglioline ovali venivano adoperate come antiemorragico e nell’alimentazione dei maiali. Uno dei divertimenti infantili era quello di cercare in mezzo al trifoglio l’introvabile quadrifoglio, sinonimo di fortuna. In senso figurato indicava un soggetto generoso, sprecone.

Pesnàga (caròtula bastarda o selvadega) = carota selvatica, pastinaca, carota bianca, in dialetto cremonese maigula (Pastinaca sativa L. – fam. Apiaceae). In cucina era usata per preparare la minestra (conferiva sapore acidulo) e fare minestroni, in medicina per curare l’ipertensione. Come tisana sviluppava proprietà antisettiche urinarie e diuretiche.

In senso figurato indicava una persona invadente.

Pedersèm = prezzemolo d’amore (Petroselinum sativum Hoffm. – fam. Apiaceae). Erba aromatica. Le foglie danno aroma alle minestre. I semi, foglie e radici sono usati come infuso per ridurre la ritenzione idrica. La radice combatte cistiti, dolori mestruali e convulsioni.

In senso figurato indicava un presenzialista, presente a ogni occasione o evento.

Rempeghina (ligabosch) = vitalba (Clematis vitalba L. – fam. Ranunculaceae). Pianta rampicante lianosa con fiori bianco-gialli e caratteristici frutti piumati in autunno. È velenosa in tutte le sue parti anche se in passato veniva consumata dopo attenta cottura. Le foglie fresche erano impiegate in qualità di cataplasmi vescicatori per combattere la sciatica.

In senso figurato indicava arrivista, arrampicatore sociale, opportunista.

Sfransìga = bagolaro o spaccasassi (Celtis australis L. – fam. Ulmaceae). Pianta con foglie lanceolate e dentellate, dalle piccole bacche nere commestibili contenenti un nocciolo assai duro. Dal suo legno elastico e resistente si facevano stanghe e manici per frusta. In senso figurato indicava un sapientone.

Spinaràt= Pungitopo (Ruscus aculeatus L. – fam. Liliaceae). Arbusto sempreverde dalle bacche rosse, con rametti appiattiti che fanno le veci delle foglie, terminanti con una punta spinosa. Dalle proprietà curative lassative e diuretiche, stimolante per le attività intellettuali. Grazie ai suoi infusi si curavano raffreddori e tosse. Il decotto delle foglie serviva in caso di artriti e reumatismi.

In senso figurato indicava sgarbato, scorbutico.

Tòsech = tamàro, vite nera (Tamus communis L. – fam. Dioscoreaceae). Pianta rampicante lianosa con foglie cuoriformi che in autunno produce vistosi grappoli di bacche rosse. Ne derivava un lassativo particolarmente amaro. Da qui il detto “l’è amar cume al tòsech”.

In senso figurato indicava un soggetto insopportabile.

Tuseghèt = fitolacca, uva turca, uva dei tordi (Phitolacca americana L. – fam. Phytolaccaceae). Pianta erbacea tossica, perenne con fusti che in autunno si tingono di viola e grosse radici bianche carnose. È uno spermicida e narcotico, allevia le artriti.

In senso figurato indicava una persona fastidiosa.

Urtìga = ortica (Urtica dioica L. – fam. Urticaceae). Pianta erbacea i cui fusti e foglie allungate e seghettate sono dotate di peli urticanti che emettono acido formico, caustico per la pelle. Sostituisce gli spinaci nei risotti e viene ancora apprezzata come ripieno nei tortelli. Buon ricostituente naturale conserva proprietà diuretiche, digestive. Strofinata contro le parti doloranti alleviava le artriti e la gotta. I semi venivano impiegati contro le bronchiti e la tubercolosi. Il suo decotto forniva un buon antinfiammatorio.

In senso figurato indicava un soggetto pungente, solitario.

Ope = acero campestre (Acer campestre L. – Fam. Aceraceae). Bella pianta dalle caratteristiche sàmare alate. In senso figurato indicava un soggetto ignorante.

Bibliografia:

“Uomini, bestie e dei dell’hortus pauperum cremasco” – Walter Venchiarutti e Franco Giordana – Insula Fulcheria (2008).