IL SOGNO DELL’AMERICA: ECCO L’EMIGRAZIONE DEI 2500 CREMASCHI CHE LASCIARONO FAMIGLIA E MISERIA PER CERCAR FORTUNA, TRA DRAMMATICI VIAGGI IN PIROSCAFO E AMARE DELUSIONI

27 Settembre 2021 Di Renato Crotti

Più che una scelta era una necessità. Vivere o morire. Il tentativo di riscatto. Doloroso. Il sogno da realizzare. Lasciare il proprio Paese per carcar fortuna all’estero. Nelle Americhe.

Tra il 1876 e il 1915 la Lombardia è stata la quinta regione italiana per numero di emigranti dopo Campania, Sicilia, Veneto e Piemonte con 1.342.795 espatri,

passando da una media annuale di 20.000 a 55.000 uscite dal Paese. Se poi si considera un arco di tempo maggiore, tra il 1876 e il 1976 sono circa 2.300.000 i Lombardi che si sono recati all’estero.

Si calcola che i Lombardi emigrati in Brasile tra il 1876 e il 1920 siano stati 105.973, pari all’8% degli Italiani emigrati in quel Paese, mentre fino al 1926 sono stati 222.951 gli emigranti Lombardi in Argentina. In Uruguay arrivarono, prima dell’Unità d’Italia, molti esuli italiani dal Piemonte e dalla Liguria e più tardi dalla Lombardia. Successivamente, soprattutto tra il 1880 e il 1895, vi emigrarono contadini e artigiani dando sviluppo alla società del Paese.

Crema ed il Cremasco hanno contributo in modo significativo all’emigrazione: circa 2400 persone. Il doloroso abbandono dei propri cari in cerca di migliori condizioni di vita. Spesso un sogno ed una speranza. Delusi. Lo testimoniano le struggenti, malinconiche, a volte drammatiche lettere che gli emigrati inviavano ai loro cari in Italia. Ne è un esempio lo stralcio di un anonimo emigrante di Pandino:

Rio de Janeiro, 22 giugno 1875

Carissima Sorella,

Ho scritto un mese fa alla sorella Giacomina, informandola dello stato deplorevole in cui mi trovavo e mi trovo tuttora. Adesso però la miseria è un po’ diminuita. Mi sono messo ad accattare per le strade, e, o dai bianchi o dai mori, trovo da mangiare, ma sono lacero e senza scarpe e faccio pietà. Quando piove, provo dolori insopportabili per tutto il corpo […] – Non si può partire di qui senza pagare, e ciò per me è una rovina, perché si langue e si soffre continuamente.

Il male è che non trovo lavoro; per provvedermelo faccio fatiche e strapazzi da cavallo. Qualche volta vado dalle Autorità e negli Uffici a reclamare per poter rimpatriare, ma ahimè! Non mi danno ascolto e mi cacciano via. Non si può persuaderli che io voglia rimpatriare: non vogliono credere che in questo modo è impossibile che resista.

Non aveva torto il Sig. Sindaco di Pandino, Pietro Vaccani, quando mi diceva che non ci sarebbero mancate nel lavoro e percosse e strapazzi […].

Aff.Fratello”

Il fenomeno migratorio cremasco è stato approfondito in modo ammirevole e estremamente curato dalla pubblicazione “Speriamo di farsi una fortuna” edita dal Centro Galmozzi di Crema, a cui hanno contribuito numerosi studiosi, tra cui la professoressa Marita Desti, già autrice di un interessante articolo sul tema (vedi articolo sul medico cremasco che curò l’Argentina al link fondo pagina). La lettera ed i dati riportati sono estratti da questo volume.

La professoressa Desti, nell’esaminare l’emigrazione cremasca tra fine ‘800 e inizio ‘900 (1876-1920), ha preso in considerazione l’area che fa capo oggi alla città di Crema e al Cremasco, la fascia nord confinante con le province di Milano, Bergamo e Lodi, e infine l’area centro-nord della provincia cremonese corrispondente a Castelleone e paesi limitrofi. (A fondo pagina il numero di emigranti suddivisi per i paesi cremaschi di provenienza).

Complessivamente i Cremaschi di cui è stato possibile accertare la partenza dal nostro territorio nel periodo considerato ammontano a circa 2400 unità, ma è presumibile che il numero sia molto più elevato. Purtroppo, non è stato possibile estendere la ricerca negli Archivi Comunali a tutti i paesi del Cremasco, ma i dati raccolti mostrano che quasi tutta l’area considerata è stata investita dal fenomeno” spiega Marita Desti.

Una data inequivocabile segna l’inizio dell’emigrazione dal nostro territorio come,

del resto, da quasi tutto il Paese: il 1876. Verso la fine di quell’anno, infatti, un numero elevato di famiglie partì da molti paesi a causa della fame, miseria e assenza di prospettiva di una vita migliore.

Un unico passaporto veniva rilasciato al capofamiglia sul quale erano riportati anche i nomi dei familiari. Il sindaco del paese di residenza firmava il nullaosta e il documento veniva poi controfirmato dal sottoprefetto di Crema.

La prima fase della emigrazione tra il 1876 e l’inizio del XX secolo avvenne soprattutto verso il Sud America. Una seconda fase, irrilevante nel nostro territorio dal punto di vista numerico, coincise con le partenze verso gli Stati Uniti all’inizio del XX secolo come conferma la lista estrapolata dal sito di Ellis Island la “porta dell’America” a New York.

Più considerevole è stata invece la terza fase dell’emigrazione cremasca verso la Francia e la Svizzera tra il 1914 e il 1920 secondo i dati del Registro dei richiedenti il passaporto dell’Archivio del Comune di Crema.

Sappiamo con certezza che molti emigranti ritornarono in Italia dopo una permanenza di alcuni anni all’estero, ma è difficile stabilire la percentuale dei rientri rispetto al numero totale delle partenze. A volte si tornava in luoghi diversi da quelli di partenza e non sempre le comunicazioni tra i diversi Comuni venivano registrate sui fogli di famiglia.

La maggior parte dei nuclei di emigranti era costituito da famiglie composte da coppie giovani e da più figli. A volte si univano al gruppo anche genitori vedovi e fratelli e sorelle celibi o nubili. Molti uomini partivano da soli: alcuni erano coniugati e andavano in avanscoperta per conoscere i luoghi ritornando, dopo qualche anno, a riprendere la famiglia lasciata in Italia o facendosi raggiungere. Altri erano celibi e molti di loro si sposarono quasi sempre con ragazze italiane, a volte anche cremasche, giunte nello stesso periodo con le famiglie.

Per quanto riguarda le condizioni sociali degli emigranti cremaschi, è possibile affermare che la maggior parte di coloro che partivano dai paesi del circondario era costituita da contadini, da qualche tessitore o muratore, mentre le donne erano contadine o filatrici come quasi tutte le donne dell’epoca. Le professioni svolte dagli emigranti partiti invece da Crema erano legate ai settori dell’artigianato e del commercio.

I comandanti delle navi relazionavano alla fine del viaggio sulle nascite e i decessi avvenuti durante le traversate e spesso molti nomi di passeggeri venivano cancellati dagli elenchi con una riga accanto alla quale si poteva leggere il termine fallecida, cioè defunta.

Il periodo che intercorreva tra le due date (partenza e arrivo) poteva variare da tre settimane a due mesi: non sempre, infatti, l’arrivo a Genova o in altri porti coincideva con la partenza.

In un articolo apparso sul giornale “La Voce del Paese” del 30/09/1876 si legge che i Genovesi “hanno quotidianamente sotto gli occhi il miserando spettacolo di centinaia di tapini venuti a Genova per trovare un imbarco per il Brasile” e che rimanevano senza alloggio per parecchie notti in attesa delle decisioni di coloro che reggevano le sorti di quella moltitudine di persone”.

Il viaggio da Genova al Brasile durava circa un mese.  Fu soprattutto verso il Sud America e in particolar modo verso gli Stati del Brasile del Sud, Minas Gerais, São Paulo, Rio de Janeiro, Espírito Santo, Santa Catarina, Rio Grande do Sul e Paranà, che si diresse la nostra emigrazione.

È trascorso più di un secolo da quel periodo” afferma nelle conclusioni Marita Desti, “Tante cose sono mutate. Oggi in Brasile ci sono circa 25 milioni di Italo-Brasiliani, cioè Brasiliani che hanno la cittadinanza italiana o qualche antenato di origine italiana e che hanno con gli Italiani radici comuni, affinità culturali e un’istintiva solidarietà.

Una canzone è diventata l’inno della colonizzazione italiana in Brasile. In queste

parole è condensata tutta la storia della nostra emigrazione: inizi dolorosi e drammatici, vissuti con forza e tenacia che, nel corso degli anni, hanno permesso agli Italiani di integrarsi con la popolazione locale e con emigranti provenienti da altri Paesi europei contribuendo alla crescita e allo sviluppo di questi nuovi grandi Paesi”.

Dalla Italia noi siamo partiti

siamo partiti col nostro onore,

trentasei giorni di macchina a vapore

e nella Merica noi siamo arrivà.

E alla Merica noi siamo arrivati

no’ abbiam trovato né paglia e né fi eno,

 abbiam dormito sul nudo terreno

come le bestie abbiamo riposà.

E la Merica l’è lunga e l’è larga,

l’è circondata dai monti e dai piani,

e con l’industria dei nostri italiani

abbiam fondato paesi e città.

Elenco dei paesi del Cremasco con i dati dell’emigrazione

Castelleone 374

Crema 325

Trigolo 228

Montodine 150

Izano 115

Soncino 113

Capralba 101

Trescore Cr. 80

Camisano 72

Pianengo 63

Sergnano 63

Fiesco 56

Credera 50

Casale Cr. 43

Gombito 39

Ricengo 39

Ombriano 37

Salvirola 36

Vidolasco 33

S. Maria della Croce 32

Ripalta Arpina 29

Vailate 29

Ripalta Cr. 27

Agnadello 25

Offanengo 21

Torlino Vimercati 21

Bagnolo Cr. 19

Romanengo 19

Genivolta 17

Moscazzano 17

Casaletto Ceredano 16

Rivolta d’ Adda 16

Castel Gabbiano 15

Pandino 14

Madignano 12

Rubbiano 12

Casaletto di Sopra 10

Palazzo Pignano 10

Casaletto Vaprio 9

Capergnanica 8

Formigara 8

Quintano 8

Spino d’Adda 8

S. Bernardino 7

Cumignano sul Naviglio 6

Dovera 6

Ticengo 5

Campagnola Cr. 4

Chieve 1

Cremosano 1

Pieranica 1

Vaiano Cr. 1

Non scritto. 3

Cremaschi nati all’estero 3

TOTALE 2457

L’articolo di Marita Desti sul medico cremasco che curò l’Argentina al link: