IL PRETE CREMASCO CHE CREÒ GLI “ARTIGIANELLI”. POI IL “MIRACOLO” AFRICANO: SCUOLE, OSPEDALI, CENTRI DI FORMAZIONE E ACCOGLIENZA, CHIESE E ORFANOTROFI. ECCO LA SUA INCREDIBILE E MAGNIFICA STORIA

7 Ottobre 2021 Di Renato Crotti

In Africa, terra oppressa da fame, miseria, carestie, analfabetismo, assenza di igiene e presidi sanitari, formazione, riuscì a realizzare ciò che non è azzardato o irrispettoso definire un miracolo.  

Ideò e creò l’istituto Artigianelli, per formare e avviare i giovani al lavoro, anticipando di gran lungo i Centri di Formazione Professionale e la scuola-lavoro. Mise a frutto la sapienza contadina e del garzone di bottega. Parroco a Crema (san Giacomo), Trescore e Vaiano Cremasco (dal 1938al 1952), il 6 settembre 1955 fu nominato monsignore. Fu anche parroco della Cattedrale di Crema dal 1955 al 1972. Poi, si diede poi alla missione. Anima e corpo. Giusto ricordarlo in questi giorni di ottobre, il mese dedicato dalla Chiesa alle Missioni ed ai missionari.

Don Angelo Madeo ha dedicato larga parte della sua vita al continente un tempo chiamato il “terzo mondo”. Lì ha fondato il “villaggio Crema”, scuole, presidi medici, lebbrosari, orfanotrofi, centri di formazione professionale per donne e ragazzi, l’accoglienza di donne maltrattate o partorienti, scavato pozzi per assicurare l’acqua ai villaggi. Oltre a creare comunità cristiane, costruire chiese e oratori.

Una lista infinita che parrebbe impossibile sia riuscito a realizzare un solo uomo armato di fede, tenacia, determinazione e fiducia nella Divina Provvidenza. I fatti gli diedero ragione.

Nell’aprile 2017, la giornalista cremasca Mara Zanotti, scrisse un bellissimo articolo su “Il Nuovo Torrazzo” per ricordare la vita e le opere di don Angelo.

Nato a Capergnanica il 10 giugno 1912, frequentò il Seminario dal 1925 al 1936 e venne ordinato sacerdote l’11 aprile 1936 in cattedrale dal vescovo mons. Francesco Maria Franco. Si laureò in Teologia dogmatica presso l’Università Gregoriana di Roma. Dal 1952 ricoprì la carica di direttore dell’istituto Artigianelli, da lui fondato.  e diresse l’Ufficio Missionario Diocesano e la Caritas dal 1970 al 1982. Morì il 10 agosto del 1984. Aveva 72 anni.

Le esperienze a Trescore e in particolare a Vaiano furono assai importanti per il sacerdote cremasco e, dopo anni di intenso lavoro, vide nascere e svilupparsi l’attività artigianale. Don Angelo portò questa sua esperienza anche a Crema dove fondò gli ‘Artigianelli’ che trovarono sede nell’ex Collegio Vescovile di via Civerchio.

Qui si formarono decine di allievi presso i laboratori meccanici: i ragazzi vennero avviati al lavoro e in molte industrie cittadine la frequentazione degli Artigianelli costituiva una caratteristica preferenziale.

A Crema e nel Cremasco non c’era fame di cibo, ma c’erano tante persone anziane e sole che avevano bisogno di un servizio, di una parola di conforto, di un po’ di compagnia. Don Angelo si occupò quindi di attivare un servizio di assistenza per gli anziani avvalendosi della collaborazione di un gruppo di volontari. Antesignano nella creazione delle future Residenze per Anziani pubbliche.

La ‘carità’ di don Angelo diede i primi preziosi frutti in Italia, poi per una sorta di slancio missionario diretto a ogni angolo del mondo segnato dalla povertà e dalla sofferenza, si trasferì in Africa nel Benin (allora denominato Dahomey). Iniziarono così gli anni di fervida e appassionata attività: nelle retrovie per raccogliere fondi ed elaborare progetti. In prima linea per provvedere alla realizzazione di opere sociali e caritative per le popolazioni africane più povere: il villaggio “Città di Crema”, costruito nel Benin, fu una di queste.

Nel luglio 1968 compì il primo viaggio in Africa, nel Benin, non solo e non tanto per incontrare e conoscere le popolazioni che lo abitavano ma, come egli tesso scrisse, “per organizzare qualcosa che professionalmente qualificasse la gioventù locale, condizione necessaria per un Paese che aspirava a sollevarsi dalla miseria di sempre”.

Il Centro professionale di Bohicon fu dunque lo scopo del trasferimento in Africa di don Angelo. Il Centro era composto da cinque sezioni di lavoro: garage, falegnameria, meccanica, saldatura e tipografia. Al suo arrivo garage e falegnameria erano già funzionanti, ma il lavoro era eseguito solo a mano: in pochi giorni verificò che l’introduzione dei macchinari era indispensabile e attuabile grazie alla presenza di un gruppo elettrogeno e all’arrivo da Genova di un industriale dal quale don Angelo riuscì a ottenere il favore di caricare sulle navi che trasportavano materiale tessile per la sua industria, il macchinario occorrente al Centro professionale.

Nel tempo si aggiunsero la tipografia e l’attività di saldatura, la formazione professionale era ormai avviata e dava ottimi frutti: il garage effettuava riparazioni di qualunque automezzo mentre la falegnameria produceva serramenti di ogni tipo e mobili per la casa, banchi per la Chiesa e per le scuole.

Cura dei bisogni, delle anime, ma anche del corpo. Don Angelo ebbe il suo primo approccio con i lebbrosi nel luglio del 1968; l’impatto fu travolgente come egli stesso ammise. Si trovava presso il lebbrosario di San Giuseppe, un agglomerato di 40 casette per circa 100 ammalati: ovunque ordine e pulizia, ma don Angelo notò subito che mancavano i servizi, le docce e, soprattutto, l’acqua.

In accordo con la Diocesi e le suore che operavano nel lebbrosario si mise subito in azione per risolvere anche questo problema: l’acqua fu trovata con la realizzazione di un pozzo, mentre nell’agosto 1969 benefattori tedeschi donarono un gruppo elettrogeno.

Il lebbrosario aveva così anche l’elettricità. Ma per don Angelo nell’agosto del 1969 ci fu un’altra conquista: riuscì a farsi incaricare dal Vescovo della diocesi di Abomey Luciano Agboka di celebrare la Messa presso il lebbrosario. Per tutto il periodo di permanenza si dedicò alla sua missione e ogni mattina passava tra le case a salutare i malati.

Riuscì anche, contattando la farmacia nazionale, a procurare i farmaci necessari agli ammalati. Nel 1970 don Angelo si dedicò a un’opera di esemplare significato

umano: trovò i fondi necessari per ultimare la casa parrocchiale di Banté e l’annesso orfanotrofio. Un intervento che compirà anche presso altre strutture non ultimate per mancanza di fondi: la casa Vescovile e la chiesa del villaggio di Pirà, il pensionato per ragazze realizzato ad Abomay che ospitava di giorno e di notte le ragazze provenienti dai villaggi dove non vi erano scuole e che invece avevano le capacità intellettuali e i mezzi finanziari per continuare gli studi.

Don Angelo intervenne anche per migliorare la Casa delle Opere a Bohicon, luogo di aggregazione sociale importante che nel 1976 fu resa, grazie all’intervento del sacerdote cremasco, perfetta e funzionante. Migliorò anche il Centro Femminile di Bohicon – aiutando suor Anna delle Figlie del Cuore di Maria, già presente in quella missione – dove era attiva una scuola di cucito (procurò le macchine necessarie).

Al Centro Femminile era affidata anche la cura dei poliomielitici, un dispensario per bambini ed era stato attivato un Centro di Nutrizione: con il suo arrivo a Bohicon, don Angelo, ricevette l’incarico di migliorare le potenzialità del Centro, azione che non mancò di portare a termine.

A Koundé, centro missionario al nord del Dahomey verso l’Alto Volta, distante 700 Km circa da Bohicon, don Angelo incontrò suor Giovanna che operava in un poverissimo villaggio di Gnanisserà, dove la chiesa costruita totalmente in terra era crollata: il missionario cremasco riedificò la chiesa e realizzò anche un pozzo, indispensabile per far giungere l’acqua al villaggio. Tanti gli interventi di don Angelo in questa diocesi: nei villaggi, di Gankpérou, Manigri, Natitingou, a Dgobo, nella diocesi di Lokossa dove il sacerdote cremasco fece giungere un apparecchio di radioscopia indispensabile e tanti altri interventi.

Nell’agosto del 1976 don Angelo diede il suo ‘addio’ all’amata Africa dove guidato dal suo instancabile spirito missionario aveva realizzato opere incredibili e sotterrato un seme che proseguì a dare frutto. Ancora oggi.  La diocesi di Crema ha intestato a suo nome la fondazione cittadina dedita alla carità ed all’assistenza.

Bibliografia:

Il Nuovo Torrazzo – Fidei Donum – La storia dei Missionari della Diocesi di Crema

Mara Zanotti – “Don Angelo, parroco missionario” – Il Nuovo Torrazzo