LA MAGNIFICA VILLA BARNI NEL CREMASCO CON TEMPIO, PONTE LEVATOIO, GHIACCIAIA, BELVEDERE, STATUE E AFFRESCHI. UNICA IN LOMBARDIA. VISITABILE. ECCO LA STORIA

9 Ottobre 2021 Di Renato Crotti

Ѐ unanimemente considerata una delle ville di maggior pregio architettonico, culturale, artistico della Lombardia. Eretta nel Settecento, è circondata da un giardino all’inglese con una grotta di sasso, affrescata all’interno, sottostante ad una collina detta “Belvedere“. Il parco ospita anche un tempietto che invita alla sosta e al riposo, un ponte levatoio, sito sul lato meridionale in prossimità del tempietto, composto da una struttura in ferro e un ponte in legno, una Kaffeehaus, luogo di sosta utilizzato per il ristoro e la conversazione, una torre gotica, che sorge accanto ad un arco con sedili, una ghiacciaia, ampia stanza circolare dove venivano conservati al fresco i vari cibi, un obelisco e un’urna di sasso su piedistallo.

Questa meraviglia è al confine tra il cremasco ed il lodigiano, a Roncadello di Dovera. Ѐ villa Barni Roncadello. Il committente per la costruzione della Villa Barni non consistette nel volere di una sola persona, infatti, sino al 24 ottobre 1725 i beni posti in Roncadello furono comuni a più componenti della famiglia Barni, ragion per cui le scelte vennero compiute da più di una persona.

Il primo a volere la villa fu Antonio Barni (1605-1690), primo Conte di Roncadello, in quanto risultante come compratore di un sedime in Roncadello al fine della costruzione. Alla sua morte fu il fratello Giorgio, vescovo di Piacenza, che, divenuto il nuovo proprietario di tutti i beni di Roncadello, fece proseguire la costruzione e suggerì alcuni artisti per la decorazione. Uno dei più famosi tra questi fu il fiorentino Sebastiano Galeotti (1675-1741). La sua fama e la sua popolarità fecero sì che venne chiamato a Parma dal principe Antonio Farnese nel 1710 dove Piacenza e Parma rappresentarono la sua nuova patria, che vi rimase fino al 1739.

La progettazione e la realizzazione fu affidata a Domenico Sartorio e ai suoi figli Michele e Pietro Giacomo di Lodi che tra il 1690 e il 1693 la adattarono a splendida residenza di campagna. Ma queste date dovrebbero riguardare la sua progettazione, la vera costruzione risalirebbe tra il 1700 e il 1715.

La villa è impostata su una pianta ad U, con un grande cortile quale fulcro e presenta una facciata a due piani (rivolta sul giardino a sud).  Ha due corpi laterali, più bassi, che rinserrano il corpo centrale, più alto. Le aperture sono incorniciate da un profilo mistilineo, con balconcini in ferro battuto dalla forma concava alternata a quella convessa. Nelle due ali laterali, al piano terra, si aprono delle nicchie dove sono alloggiati busti in stile romano classico, posti su alti piedistalli poggianti al suolo.

Il salone è completamente affrescato. Il soffitto a padiglione è decorato da quadrature con grottesche di stile pompeiano. Una meraviglia.

L’edificio era circondato da un cortile “all’italiana”, che venne smantellato all’inizio del 1800 per volere del conte Giovanni Alessandro. Infatti, egli decise di far ergere un giardino “all’inglese”, che seguisse tutti i canoni imposti dalla moda dell’architettura verde dell’epoca e che donasse alla villa maggior eleganza e cura del particolare. Il parco è il punto migliore da cui ammirare la facciata della villa.

L’attuale Fondazione Corrado Barni di Roncadello nasce come “Pia Casa Barni Corrado di Roncadello” che ha sede in Roncadello di Dovera. Trae la sua origine dal testamento olografico 23 settembre 1955 del Conte Generale Antonio Barni Corrado di Roncadello. L’istituzione è eretta in Ente Morale con il decreto del Presidente della Repubblica il 7 giugno 1961. L’Ente non ha fini di lucro e, conformemente alle volontà espresse nel testamento di cui sopra, persegue esclusivamente finalità di assistenza e di conseguenza secondo quanto stabilito dal suo statuto.

La Villa è visitabile ai seguenti riferimenti: Contatto telefonico: 3292506527 – mail: fondazione.barni@gmail.com

Bibliografia e fotografie: Villa Barni.it, Comune di Dovera, web