I SIMBOLI MISTERIOSI ED ENIGMATICI DEL DUOMO DI CREMA, DALLA SCACCHIERA AL TRISKEL, DAGLI OTTO PETALI AL CODICE ARGOTICO ALLA LOGGIA SEGRETA. ECCOLI SVELATI

10 Ottobre 2021 Di Renato Crotti

La storia della primordiale e antichissima originale costruzione del Duomo di Crema è ricca di interrogativi, solo in parte svelati. A questi se ne aggiungo altri, ancor più enigmatici e misteriosi, riconducibili a specifici “codici” interpretativi.  Un mistero nel mistero.

Iniziamo dalla parte storica riferita alla costruzione del tempio poi intitolato a Santa Maria Assunta. Non esistono documenti storici antecedenti l’anno Mille. È, pertanto, impossibile una ricostruzione confortata da elementi concreti e certi. Reperti di origine romana ritrovati durante i restauri degli anni 1952-1959 rendono solo ipotizzabile la presenza nello stesso sito di un antico tempio pagano e, forse, alcuni insediamenti circostanti.

Nell’XI secolo troviamo già una grande chiesa, dalle dimensioni pressoché uguali a quella attuale: i resti sono rintracciabili sotto il pavimento dell’attuale edificio. È citata in due documenti del 1098 e del 1143 come Ecclesia Sancte Mariae e aveva tre navate con pilastri compositi terminanti sul fondo con tre absidi semicircolari.

Sotto la base del campanile, tuttavia, sorgono i resti di un piccolo altare con una base che sprofonda di 40 cm dal pavimento dell’antico Duomo. Qui si trovano tracce di un affresco con le estremità inferiori di tre figure realizzate da una mano arcaica, forse ancor più antica di questa chiesa romanica.

Con l’Assedio del Barbarossa, (1159-1160) la città venne rasa al suolo (vedi a fondo pagina l’articolo sull’Assedio di Crema, gli Ostaggi e la distruzione), compresa larga parte del Duomo. Il 7 maggio 1185 fu poi lo stesso Barbarossa a inaugurarne la ricostruzione. L’elevazione della nuova chiesa nella sua interezza durò 57 anni essendovi state numerose interruzioni a causa delle guerre tra guelfi e ghibellini.

Nel 1410 fu demolita l’antica chiesetta di San Giovanni: era addossata al lato settentrionale del Duomo ed era sopravvissuta alla distruzione dell’antica chiesa romanica avendo anche la funzione di battistero. Nel 1580 papa Gregorio XIII elevò Crema a sede di diocesi e il Duomo divenne Cattedrale.

Sin qui la parte storica. A ciò si aggiungono elementi assai più intricati e misteriosi, che si collegano a simbologie, codici, simboli. Inquietanti. Un tema approfondito da Dino Bernardo Zanini, che ha presentato le risultanze dei suoi studi e approfondimenti negli anni antecedenti il lockdown in un incontro al Museo di Crema.

Il Duomo di Crema è stato costruito da maestranze locali, nei restauri del 1955 fatti da Amos Edallo si cercò inutilmente una lapide del 1311, posizionata seconda quanto riportato da Pietro Terni nella sua “Historia di Crema” in una campata del Duomo, su cui c’erano i nomi di due architetti: Jacopo de Gabiano e Gracius de Prada.

Il codice simbolico del Duomo di Crema è formato da nove simboli posizionati intorno alla finestra con i rosoni da otto petali. Il numero otto è considerato il numero magico dai costruttori di cattedrali gotiche e veniva anche usato per la costruzione di chiese e di conventi fino al 1800.

Abbiamo poi una spirale, due simboli a forma di triskel, una stella a cinque punte ed una croce solare. Analizzando bene i simboli possiamo notare, partendo dalla sinistra, che il primo è una croce di tipo patente seminascosta da una decorazione a foglia, e questo ci porta ad una riflessione. Potrebbe, infatti, essere anche una croce Templare, anche se nessuno ha mai trovato un documento sulla effettiva presenza dei cavalieri del Tempio a Crema. Si sa però che in città arrivarono gli Inquisitori per controllare lo stato delle indagini nell’Italia del nord al tempo dei processi contro l’Ordine dei Templari e questo potrebbe essere un indizio significativo, oltre al borgo di San Sepolcro.

Gli elementi da interpretare e simbolici non finiscono qui. C’è poi la Massoneria operativa, che ha posto nel Duomo varie simbologie. Una su tutte: la scacchiera visibile nella facciata. È formata da 64 caselle (8 x 8), perché nella cerimonia di investitura il Muratore (inteso come componente della Massoneria) doveva avere i piedi sul pavimento formato da piastrelle bianche e nere della Loggia di appartenenza.

Sopra la scacchiera è posizionata una formella con un albero sconosciuto, la cui codifica potrebbe rinforzare l’ipotesi legata alla Massoneria che, a detta di Zanini, ha continuato ininterrottamente ad operare sui vari monumenti di Crema, tenendo “sott’occhio” la città. Argomento che approfondiremo in un successivo articolo.

I codici ed i simboli presenti sul Duomo di Crema non sono casuali o estemporanei, bensì sarebbero frutto di precise regole e con significati altrettanto precisi. Erano segreti costruttivi racchiusi nel “Codice Argotico”, un linguaggio criptato e trasmesso attraverso alcuni simboli di natura geometrica.

Dino Bernardo Zanini ha fondato questo studio su alcuni misteriosi diari (composti da testi e immagini) scoperti nell’archivio privato di una nobile famiglia di origine italiana residente a Parigi, appartenente ad una Loggia massonica chiamata “Fratelli di Salomone” (una sorta di paravento per quello che viene denominato “Priorato di Sion“), che in realtà non sarebbe riconosciuta.

I suoi membri  avrebbero operato quindi in una condizione di clandestinità alla stregua di una società segreta e avrebbero effettuato viaggi in Italia alla ricerca dei Codici Argotici e simbolici sulle cattedrali e su chiese costruite tra il XII e il XIX sec. Tra di esse, anche sul Duomo di Crema.

Ma quali sono le differenze tra un Codice Argotico e uno simbolico? Un Codice Argotico è formato da una crittografia segreta chiamata “Ieratico/cuneiforme” , simile alle tavolette di Ur, (ritrovate in Iraq e risalenti al 2.700 a.C.) che presenta analogie , anche se non è simile, con la crittografia Templare.

Un esempio di Codice Argotico si trova nella finestra “a biscotto”, che è alla base del campanile del Duomo cremasco.

Nel dialetto cremasco sussiste ancora oggi la parola “Argòt” che oggi indica qualcosa di indefinito, mentre nel Medioevo i muratori e gli architetti tra di loro  usavano il linguaggio Argotico, ossia “l’Argoth“, ossia il gergo  dei costruttori di cattedrali

I codici sono formati da più simbologie riunite o sparse attorno ad un manufatto che può essere una finestra od una porta.  Questo codice è situato in alto a sinistra sulla facciata del Duomo di Crema ed è posizionato intorno alla finestra con due rosoni di otto petali. Tra l’altro, di sera con la luce dei faretti che illuminano la piazza circostante, questi magnifici rosoncini riflettono la loro immagine speculare sulla parete del Duomo. L’effetto è incredibile e ci si domanda se è uno dei tanti segreti lasciati dai costruttori.

Oggi con la nuova illuminazione della piazza del Duomo, l’effetto non è più visibile. Basterebbe spostare il raggio di un faretto. Però nel corso dei secoli è stato descritto, disegnato e fotografato da appartenenti ai Fratelli di Salomone, che lo vedevano solo in particolari occasioni, quando un raggio di sole al tramonto illuminando i due rosoncini, proiettava la loro immagine speculare sulla parete di sinistra del Duomo. Mistero.