NASCE DAL MONTE TORENA E CREA UN TRIPLO SALTO DI CASCATE: LE PIÙ ALTE D’ITALIA. CORRE PER 124 CHILOMETRI. È IL FIUME “SARIUS”, OGGI “SERIO”. ECCO LA SUA STORIA, DALLE LACRIME DELLA CONTADINA ALLA BATTAGLIA DELLE BODESINE, AL CAMBIAMENTO DEL SUO CORSO

12 Ottobre 2021 Di Renato Crotti

Il nome latino antico eraSarius”. Significava “flusso”, “corrente”, oppure “cammina con l’acqua” ed era in uso probabilmente di epoca preromana. In un documento dell’882 d.C. si legge ancora il nome Sarrio (Tertia pecia ubi dicitur Ad Sarrio apud ipso loco). Le sue celebri cascate comprendono un triplice salto per complessivi 315 metri. Il più alto d’Italia e il secondo in Europa.

È il fiume Serio (Sère in dialetto) scorre interamente in Lombardia e attraversa le province di Bergamo e Cremona.  La sua sorgente si trova a circa 2.500 metri di quota in una zona ricca di laghetti e polle chiamata Passo del Serio situata tra il Monte Torena (2.911 m) e il Pizzo del Diavolo della Malgina (2.926 m) nelle Alpi Oròbie bergamasche.

È il lago Superiore del Barbellino a raccogliere le acque di diversi torrenti, per poi riversarle nel vero e proprio fiume che percorre le province di Bergamo e Cremona fino all’Adda. Nei primi chilometri del suo percorso forma i laghi del Barbellino (Superiore e Inferiore) e attraversa la località turistica di Valbondione. Lungo la Valle Seriana il fiume raccoglie le acque di numerosi affluenti.

Questa è la vera storia delle cascate del Serio. Tuttavia, in passato, per spiegare un evento naturale di così grande bellezza venivano raccontate storie che sono arrivate fino a noi, diventando leggenda.

C’era una volta una nobildonna, perdutamente innamorata di un giovane pastore. Il ragazzo respinse la corte della dama, poiché già innamorato di una ragazza di umili origini. Dominata dalla frustrazione e dalla gelosia, la nobildonna fece rinchiudere la rivale in amore nelle buie carceri del suo castello, che sorgeva su una rupe tra le alture del Barbellino.

La povera prigioniera, disperata, pianse così tanto che le lacrime formarono un ruscello, le cui diramazioni divennero impetuosi torrenti che travolsero ogni cosa, facendo franare il castello della perfida dama e modificando per sempre l’ambiente circostante. Il fiume di lacrime precipitò dalla cima del monte, formando il triplice salto delle cascate del Serio, oggi gioia per gli occhi di migliaia di escursionisti.”

Dalla leggenda ai giorni nostri. Il tratto in pianura del fiume è suddiviso in due parti assai ben distinte: nella parte bergamasca il fiume è caratterizzato da un ampio greto ghiaioso, dovuto all’inabissamento delle acque del fiume. Scorre silenzioso e, all’apparenza, sembra un corposo ruscello di montagna. Poi improvvisamente, all’altezza del ponte della statale 11 a Mozzanica il fiume riemerge ricomponendosi in un alveo all’interno di una valle “a cassetta”.

L’alveo non è molto ampio perché più recente rispetto all’antico tracciato, ora percorso dal Serio Morto, che portava il fiume a sfociare nell’Adda più a sud, presso Pizzighettone. Questa valle risulta profonda anche 10-12 metri rispetto al livello fondamentale della pianura, in particolar modo nel tratto finale, a sud di Crema.

Il processo di trasformazione che ha portato il tratto terminale del fiume ad abbandonare il vecchio tracciato e seguire un percorso più breve nel nuovo inalveamento, è testimoniato storicamente.

Circa venticinque anni fa Lodovico Dario Passeri, in occasione di alcuni rilevamenti per la Carta Geologica d’Italia, ha individuato due antichi alvei fluviali a sud di Crema: il Serio di Castelleone ed il Serio di Grumello.

Il Passeri individuava nella valle del Serio morto (la valle relitta del Serio di Castelleone) presso Ripalta Arpina, in località Cascina Dosso, il punto in cui il fiume ha deviato dal suo percorso, giungendo a lambire Castelleone, San Bassano, Pizzighettone per poi sfociare nell’Adda.

Nel caso del fiume Serio si parla di “deviazione forzata, cioè provocata da eventi indipendenti dal corso d’acqua, probabilmente una deformazione tettonica della superficie terrestre che ha provocato il deflusso delle acque verso il nuovo tracciato.

Dalla ricostruzione del tracciato fluviale basata su antichi documenti è possibile dire che il Serio nel XIII secolo occupava ancora la valle primitiva: nel 1213, infatti, la battaglia che doveva porre termine ai continui contrasti fra cremonesi, da una parte, cremaschi e milanesi, dall’altra, viene combattuta in località Bodesine, che il Passeri chiama valle del Serio morto.

A testimonianza dell’antichità del tracciato del Serio sono stati rinvenuti reperti mesolitici nei dintorni di Castelleone ed anche ritrovamenti preistorici più recenti fino all’età romana ed al Medio Evo. Ne sono esempio le tracce della centuriazione romana dell’ager cremonesis e dell’ager bergomensis, ben diverse fra loro per l’orientamento geografico e le dimensioni della maglia centuriale.

La via romana Regina che metteva in comunicazione Mediolanum (Milano) con Cremona si arresta a San Bassano, per poi proseguire oltre il corso del Serio antico, sempre nella stessa valle fluviale che quindi era preesistente alla strada.

Inoltre, l’antico corso del Serio costituiva la separazione naturale del territorio cremonese dall’Insula Fulcheria che nel 1188 risulta avere come confini Azzano a nord, Gombito a sud e come limiti naturali l’Adda ad ovest ed il Serio ad est.

Ancora fino al XIII secolo, il percorso del Serio passa per Rivolta (Ripalta Vecchia) e Rivoltella (Ripalta Arpina) che sorgono ad ovest del suo corso. Circa un secolo e mezzo più tardi, nel 1361, una convenzione stipulata tra il Podestà ed i Consoli di Crema attesta già l’avvenuto cambiamento di percorso del fiume. Vengono, elencate le quattro località di Ripalta Vecchia, Ripalta Nuova, Ripalta Guerina e Ripalta Arpina, contrapposte a due a due al di qua ed al di là del Serio e nate dalla divisione dei due centri precedenti – Rivolta e Rivoltella – operata dal passaggio del nuovo percorso.

Viene, inoltre, documentata l’esistenza di due strade che, partendo da Crema, costituiscono il collegamento con la parte meridionale del territorio e si snodano sulle due sponde opposte della nuova valle, probabilmente perché l’ostacolo intermedio era proprio il Serio.

La prima, dal ponte del Serio (alle porte di Crema), passando per Ripalta Vecchia e Ripalta Arpina, tocca una torre munita presso il Marzale (vedi a fondo pagina il link agli articoli sul tesoro del Marzale e sulle presenze sovrannaturali) e conduce verso il cremonese (con Castelleone punta estrema verso nord) da una parte, e verso Montodine dall’altra. La seconda strada, da Porta Ripalta passando per Ripalta Nuova, conduce a Montodine. Il contesto territoriale mostrato risulta essere del tutto simile a quello attuale.

Nel tratto cremasco vi sono anche i due più importanti ambienti umidi: il primo è protetto dalla Riserva Regionale Palata Menasciutto (tra i comuni di Pianengo e Ricengo) con due rami fluviali morti intersecati dal Serio vivo (vedi a fondo pagina il link all’articolo sulla Cappella dei “Morti del Serio). Nel comune di Madignano, presso il medievale santuario del Marzale, si trova un’altra ampia lanca privata e visitabile solo su richiesta. In zona vi è la villa dei conti Bonzi, nell’antichità titolari del diritto di pesca nel fiume.

Il Serio è da secoli protagonista della vita economica di gran parte della provincia di Cremona e di Bergamo grazie ai numerosi canali artificiali che da esso derivano (vedi a fondo pagina il link all’articolo sui carriolanti del Serio ed i cercatori d’oro). Questi, la cui esistenza è documentata fin dal XII-XIII secolo, hanno prima permesso lo sviluppo agricolo dei territori posti nella pianura e poi la nascita di un importante polo industriale nella valle bergamasca.

Fin dal Medioevo, quindi, le sue acque sono state incanalate verso la pianura con opere idrauliche.  Qualche secolo più tardi, con l’avvento della rivoluzione industriale, i canali artificiali acquisirono ancor più importanza, tanto da aumentare di numero e di portata.

Le industrie, che in valle Seriana sorsero in gran numero, sfruttavano la potenza idrica delle condotte per ricavare l’energia necessaria al funzionamento dei macchinari. Ancora oggi sono numerose le centrali idroelettriche operanti in zona.

Nella parte più a monte della valle vennero create delle apposite condotte presso gli insediamenti industriali, che restituivano completamente al fiume l’intera portata prelevata. Da Albino in poi le aziende non sfruttano direttamente il fiume, ma le rogge da esso derivate, già esistenti ed utilizzate in ambito agricolo.

Complessivamente rendono disponibile circa un litro di acqua al secondo per ogni ettaro, raggiungendo un totale di 1.200 chilometri di canali distribuiti su 34 rogge riferibili all’asta fluviale del Serio nella provincia di Bergamo, gestite per la quasi totalità dal Consorzio di bonifica della media pianura bergamasca. A queste si aggiungono le rogge cremasche. Nel complesso il fiume ha una portata di circa 25 litri al secondo in un bacino idrografico di 1.256 km quadrati.

In provincia di Cremona si trovano la roggia di Castel Gabbiano che attinge presso Mozzanica, la roggia Babbiona a Casale Cremasco, la Roggia Malcontenta in località Palata Malcontenta (Sergnano), la Roggia Menasciutto a Ricengo e la Roggia Borromea a Crema. Anche grazie alle acque del fiume Serio e le sue rogge. L’agricoltura cremasca ha potuto prosperare. In alcuni casi il Serio è stato anche temuto nel cremasco ed ha creato danni con le sue esondazioni (vedi a fondo pagina il link all’articolo sull’esondazione del Serio nel 1979 a Crema e nel Cremasco).

Prende il nome di Serio anche il principale canale derivato da fiume, la Roggia Serio Grande, mentre i canali minori sono denominati Seriòle. Il Serio conserva in sé non solo aspetti naturalistici, ambientali, economici, ma contribuisce a raccontare la storia di un territorio, che ha contribuito a “scrivere”.

Articolo sulla Cappella dei Morti del Serio:

Articolo sul tesoro sepolto al Marzale:

Articolo sulle presenze sovra naturali al Marzale:

Articolo sull’esondazione del Serio del 1979 a Crema e Cremasco:

Articolo sui cercatori d’oro nel Serio, Oglio e Adda: