L’EROE CREMASCO A CUI LA CITTÁ DI ANCONA HA DEDICATO UN MONUMENTO ED UNA VIA PER IL SUO SACRIFICIO. ECCO CHI ERA, LA SUA STORIA E PERCHЀ Ѐ RICORDATO CON RICONOSCENZA

13 Ottobre 2021 Di Renato Crotti

La sera del 9 dicembre 1848, Giuseppe Garibaldi arrivò ad Ancona su un bastimento in cui si era imbarcato in incognito. L’eroe dei Due Mondi si recò al circolo patriottico anconetano, chiedendo l’adesione alla Repubblica Romana di imminente proclamazione. I patrioti dichiararono la loro volontà di sostenere la Repubblica, consapevoli del sicuro intervento a difesa del potere temporale del Papa delle due potenze cattoliche: Francia e Austria, con i loro potenti eserciti.

Alla proclamazione della Repubblica, infatti, papa Pio IX chiese l’aiuto degli austriaci, comandati dal feldmaresciallo Franz Wimpffen, per riprendere il possesso della Romagna e delle Marche.

Sono queste le premesse dell’assedio del 1849, con il quale Ancona rimase tra le ultime tre città, con Venezia e Roma, a continuare a resistere eroicamente durante la Prima guerra d’indipendenza italiana.

Ľ assedio austriaco durò 26 giorni (24 maggio-19 giugno). Vide contrapposti quattromila/cinquemila italiani a difesa della città e più di undicimila austriaci assedianti, coadiuvati da una flotta di sette navi che bloccarono il porto. Ancona, inoltre. poteva contare su una quantità di munizioni limitata, al contrario di quella delle forze assedianti.

Tra le pagine di eroismo si distinsero due valorosi: Antonio Elia ed il cremasco Giovanni Gervasoni, che è ricordato da un monumento eretto nel luogo della coraggiosa spedizione fuori dalle mura, in cui perse la vita, a Monte Marino.

A significare la grandezza delle sue gesta, la città di Ancona gli ha dedicato una via, sempre nel quartiere di Monte Marino. Il monumento oggi è un poco malridotto. Sarebbe un bel gesto se i comuni di Crema e Ancona, insieme, si facessero carico di rinverdire il ricordo e la memoria di questo valoroso combattente cremasco. Nemo propheta in patria.

Era la prima volta che Ancona era difesa, oltre che da tutti i cittadini maschi, anche da numerosi uomini provenienti proprio con questo scopo da ogni parte d’Italia. Molti giovani anconetani, nel frattempo, combattevano nell’Assedio di Roma e in quello di Venezia. Tutti questi fatti possono essere letti come segno della diffusione capillare dello spirito risorgimentale, che travalicava i confini cittadini e regionali, nell’ideale della patria comune.

Segno della partecipazione totale del popolo alla resistenza anti-austriaca fu anche il contributo delle donne, che si dedicarano alla cura dei feriti, e dei sacerdoti, che organizzarono il servizio del loro trasporto sino al luogo di cura.

Il 21 giugno, dopo un accesissimo dibattito, fu decisa la resa, contro il parere del comandante Zambeccari. Il numero dei difensori morti è difficile da stabilire, anche per la presenza di numerosissimi uomini non originari della città. Comunque, il numero è sicuramente superiore ai cinquecento.

I difensori della città consegnarono la Cittadella ed i forti. Quando gli austriaci entrarono in città, ai difensori di Ancona fu concesso l’onore delle armi dal loro comandante. L’occupazione austriaca, con il consenso pontificio, proseguì per dieci anni.

Dopo l’Unità d’Italia, in occasione del cinquantenario, Ancona venne insignita della medaglia d’oro come Benemerita del Risorgimento nazionale per l’eroismo e l’attaccamento agli ideali di libertà e di indipendenza dimostrati nel 1849.