L’ANTICA VIA ROMANA “REGINA” CHE ATTRAVERSAVA IL CREMASCO COLLEGANDO CREMONA CON MILANO E LA GALLIA TRANSPADANA. ECCO IL TRAGITTO, I COMUNI CHE TOCCAVA E COME FECE LE FORTUNE DEL CASTRUM DI ROBORETUM

14 Ottobre 2021 Di Renato Crotti

La fondazione di Rovereto, oggi frazione di Credera Rubbiano, risale all’epoca romana. A quei tempi era un piccolo borgo agricolo chiamato Roboretus. Poi accadde un evento che cambiò le sorti di questo paese: venne attraversato da un’importantissima strada romana. Divenne così uno snodo di notevole importanza per il commercio via strada e via fiume che collegava la Gallia Transpadana.

La crescita del castrum cremasco fu tale che qui sorgeva una magnifica villa romana andata perduta (vedi a fondo pagina il link all’articolo sulla villa romana di Roboretus). Di questo antichissimo borgo non vi è traccia. Scomparso. Cancellato dagli eventi storici che si sono succeduti.

Questa importantissima strada era la Via Regina, nome dato a due strade romane omonime ma distinte che collegavano, considerando il percorso complessivo delle due vie di comunicazione, il porto fluviale di Cremona con Clavenna (Chiavenna) passando da Mediolanum (Milano). In particolare, la prima strada iniziava da Mediolanum, giungeva a Comum (Como) e terminava a Clavenna, mentre la seconda strada iniziava a Mediolanum e terminava a Cremona.

E proprio quest’ultima trasformerà il borgo di Roboretus in un importante svincolo e strategica area di transito di uomini e merci.

La via Regina era costeggiata, in diversi tratti, da diversi corsi d’acqua, tra cui l’Adda, che permettevano al traffico terrestre che la percorreva di essere affiancato dal traffico fluviale. Lungo il suo tragitto, che iniziava in corrispondenza del porto fluviale di Cremona, si trovava lungo il Po ed era pertanto collegato al Mare Adriatico. La via Regina giungeva al porto fluviale romano di Milano, costeggiava poi la riva occidentale del lago di Como.

Analizzando le tavole della Carta tecnica regionale si può osservare una successione niente affatto casuale di strade secondarie, nonché filari di alberi e rogge che permettono di ricostruirne il percorso risalente all’epoca romana. Alcuni reperti rinvenuti sono l’ulteriore conferma.

A Cremona l’antica strada romana coincideva con corso Garibaldi, via Ghinaglia e via Dattaro. Dalla città alla Cascina Cerro (presso Farfengo) l’antico tracciato coincide con la vecchia Castelleonese, una strada caduta in disuso negli anni Cinquanta del XX secolo dopo la costruzione della parallela strada statale Paullese. Questo tracciato è stato in gran parte risistemato nel 2006 dall’Amministrazione Provinciale di Cremona ed adibito a pista ciclabile.

Tra la Cascina Cerro e Cappella Cantone l’antico tracciato si sovrappone al tracciato della strada statale Paullese, per deviare poi verso San Bassano. Qui vi si trovava il passaggio per attraversare il vecchio corso del fiume Serio (odierno Serio Morto): è da notare che l’antica dedicazione della chiesa parrocchiale del comune è dedicata a San Martino di Tours, il protettore dei viandanti, tant’è che gli sono dedicati molti edifici di culto lungo le vie romee.

Si prosegue quindi verso San Giacomo, un gruppo di cascine con oratorio dove vi si trovava una stazione per il cambio dei cavalli; poco oltre, a San Latino, il tracciato divide ancor’oggi l’abitato in due parti amministrative, Castelleone e Gombito.

L’isola Fulcheria, ovvero il territorio posto fra i fiumi Serio e Adda, le cui acque fino al Medioevo divagavano formando il lago Gerundo era costeggiato dalla via Regina. La strada proseguiva verso nord-ovest secondo un andamento rettilineo ai margini meridionali dell’Isola Fulcheria, che è scomparsa nel Medioevo.

Proprio presso l’abitato di Rovereto (frazione di Credera Rubbiano) sono state rinvenute tracce dell’antica pavimentazione. La traccia dell’antica strada è ben identificabile fino a Roncadello di Dovera. Oltre l’Adda il suo percorso è rintracciabile tra Tribiano e Milano (lungo la roggia Serbellona, che costeggia la vecchia Paullese). Nel complesso la via Regina era lunga circa 130 miglia romane.

Il trasporto terrestre della via Regina era integrato con un’intensa viabilità acquatica che sfruttava i corsi e gli specchi d’acqua che la costeggiavano.

Le vie d’acqua, in epoca romana, grazie alle chiatte, erano in grado di trasportare fino a 500 quintali di merce per ogni barcone che viaggiava su un canale artificiale e 300 su una chiatta fluviale, contro gli 8-20 di un carro che percorreva le strade terrestri. Plinio il Vecchio definì “immensi” i laghi del Nord Italia, tanto era la loro capacità anche di trasportare merci: «[…] trenta sono i fiumi che il Po mena seco nell’Adriatico, oltre gli immensi laghi che in esso si sgravano […]» (Plinio il Vecchio, Naturalis historia).

La via Regina trasformò Rovereto e numerosi centri interessati dal suo passaggio. Un remoto passato che meriterebbe di essere approfondito e meglio documentato.

Articolo sulla villa romana scomparsa di Rovereto al link: