LE METE, LE STORIE E LE RICETTE GOLOSE DI ANTONIO E ORNELLA BONETTI: OGGI LA “PATUNA”, IL DOLCE CREMASCO FATTO CON FARINA DI CASTAGNE. RICETTA E RICORDI DI VITA DI PAESE COMPRESI

17 Ottobre 2021 Di Renato Crotti

DI ANTONIO BONETTI

Ai tempi… Trescore Cremasco anni 50/60, i miei, mamma Ines, una dei sette fratelli Bolzoni della trattoria Fulmine, e papà Francesco, “Ceco Bistek”, agricoltore strappato alla terra da sette anni di prigionia in Inghilterrra, gestivano un moderno negozio di panetteria e drogheria in via Pavesi. (vedi a fondo pagina il link all’articolo su Gianni Bolzoni del Fulmine).

Sui banchi di vendita si susseguivano novità infinite: olio e pasta finalmente confezionati; bastoncini di pesce e verdure surgelate; biscotti, tortine e cioccolati; il cotto e il crudo di Parma, finemente affettati con lucida Berkel.

Il venerdì, ai tempi giorno di “magro e digiuno”, grandi scatole di latta per vendita a etti di tonno e sgombri, acquadelle e anguilla in carpione,”pesì an rosa e le bisete”, e il merluzzo fritto, pronto per la tavola. Formaggi dei tre caseifici presenti in paese, così come salami e cotechini, e il vino. Con i Torazzi in paese si “faceva anche il vino”: grandi bottiglie da litro e mezzo, Manduria; Squinzano, Barbera e Dolcetto. Insomma, di tutto e di più, con il fornaio “Tugneto” che preparava ceste e ceste di pane per le famiglie con tante bocche da sfamare.

In via Pavesi, quasi di fronte al negozio dei miei genitori, c’era il negozio di frutta e verdura di “Margheritì e Iacom Carotula”, un piccolo modesto negozio di paese, dove si vendeva la verdura coltivata in paese, poca frutta, angurie a fette in estate, zucca e verze in Autunno, con rosse barbabietole e pere Madernasse cotte a puntino. 

La domenica pomeriggio con la paghetta settimanale si comprava una bustina con farina di castagne; i più ricchi con stecca di liquirizia e limone intero. Con la stecca di liquirizia si penetrava il limone per cogliere il succo; si passava poi la liquirizia nella farina di castagne per goloso peccato di gola.

Poi in bottega arrivava la “patuna” di castagne, la versione povera del Castagnaccio: farina di castagne, acqua e latte, poco zucchero. Era la mia merenda preferita. Con poche lire Margheritì ti serviva una fetta abbondante avvolta nella trasparente carta velina. Si mangiava prima la pellicina superficiale, poi affondavi i denti nella morbida polpa della patuna. Ai tempi …

Ottobre 2021“La Patuna”
  Ingredienti 250 gr farina di castagne 1/5 litro di latte e acqua  2 cucchiai di zucchero 1 cucchiaio di olio Sale      Mettete in una bacinella l’acqua e il latte.  Aggiungetelo zucchero e un pizzico di sale. Unite pian piano la farina di castagne mescolando con una frusta per evitare la formazione di grumi. Versate il composto ottenuto in una rettangolare teglia da forno, bassa e larga, unta con poco olio.  il composto non deve essere alto più di due dita. Preriscaldate il forno a 180° e lasciate cuocere per 25 minuti. Da gustare quando e fredda, magari il giorno dopo, con un buon vino “passito”, un brandy, una grappa invecchiata.  
   A Castelleone, in via Bressanoro c’è il negozio di frutta e verdura dei signori Iacchetti.  In questo esercizio commerciale. Il loro fiore all’occhiello oltre alla vendita di frutta e verdura è la produzione, fin dal 1922, del prodotto tradizionale della provincia di Cremona, IL CASTAGNACCIO, “Patüna”. E’ la preparazione che ritroviamo in tanti fruttivendoli del cremasco e del cremonese, la patuna da “el bèlo “di Castelleone.