SPADE, SCUDI, MONETE, NECROPOLI, ABITAZIONI, CERAMICHE ED UTENSILI: GRAZIE AGLI SCAVI NEL CREMASCO E CREMONESE PER IL METANODOTTO RICOSTRUITA LA STORIA DEL TERRITORIO IN EPOCA PREISTORICA

21 Ottobre 2021 Di Renato Crotti

Lo scavo per il metanodotto Cremona-Sergnano, avviato nei primi anni Duemila e proseguito per un decennio, è stato una straordinaria occasione per accrescere le nostre conoscenze sulla Preistoria e la Protostoria della provincia di Cremona, soprattutto tra territorio cremonese e cremasco. Pur essendo nota la presenza significativa di reperti, queste aree non erano state oggetto di scavi di ricerca sistematici e in profondità.  

I siti pre-protostorici si situano in due differenti aree, una occidentale, tra Ricengo, Offanengo, Romanengo e Salvirola e una orientale, a Nord-Est di Cremona tra San Felice e Gazzolo. Sono stati oggetto di studio e recensione da parte del prof. Marco Baioni del Museo Archeologico Platina – Piadena (CR) – Sistema Museale Cremonese, in una ricerca del 2004 sui siti preistorici emersi durante i lavori del metanodotto. Ecco una sintesi di quanto emerso dalla corposa e dettagliata ricerca.   

La prima zona coinvolta dagli scavi ricade in un territorio noto fin dall’800 per rinvenimenti fortuiti di materiali di età preistorica e protostorica. Un vaso e un’ascia rinvenuti a Ricengo, presumibilmente al Cantuello, sono menzionati già nel 1868 dal Marinoni, mentre don Luigi Luchini nel 1878 cita due punte di freccia in selce trovate a Trigolo nel 1857 da un contadino.

La particolare ricchezza di rinvenimenti di età mesolitica (periodo intermedio dell’Età della pietra che va dal 10.000 all’8000 a.C., definito per questo l’età della pietra di mezzo) è solitamente rara in pianura, mentre si è rivelata generosa in diversi siti, da Pratizagni di Sotto, tra Romanengo e Offanengo, e al Dosso Luna di Offanengo, nonché i numerosi affioramenti in comune di Castelleone, tutti noti solamente per raccolte di superficie. Si tratta di strumenti in selce e frammenti di anelloni in pietra levigata, mentre da varie parti del territorio provengono asce in pietra levigata.

Per l’età del Rame si possono citare i rinvenimenti di Cascina Boschetta di Camisano e di Ronchi Bianchi, in comune di Romanengo.

Per il Bronzo Medio e Recente sono noti i materiali, forse pertinenti a una necropoli, del Dosso Rossi di Santa Maria del Cantuello di Ricengo, l’importante insediamento di Règona di Castelleone, oggetto di uno scavo della Soprintendenza nel 1989 e nel 2009. I manufatti in bronzo di notevole interesse di Bosco Vecchio e il ripostiglio di oggetti in bronzo rinvenuto presso la cascina Grandoffio a Soncino.

Sporadici sono i ritrovamenti dell’ascia in bronzo dalla località Gallotta di Castelleone e della spada di Casalbuttano, entrambi databili al passaggio tra Bronzo Recente e Finale. A quest’ultima epoca si riferisce l’importante sito del Dosso di Montecchio di Vidolasco, scavato da Vincenzo Fusco dal 1960. Materiali del Bronzo Finale sono presenti anche nel già citato sito della Règona di Castelleone.

Per quanto riguarda la Protostoria, la prima età del Ferro risulta praticamente assente, essendo il rinvenimento più vicino quello di una fibula trovata in località Bosco Streppo di Dovera.

Una prima fase (IV-III sec. a.C.) di frequentazione celtica è invece meglio attestata da rinvenimenti di tombe come quella della Règona di Castellone, della località Scaldasole di Fiesco e di Soncino. Da Ricengo proviene una fibula di tipo Dux, purtroppo ora perduta.

Lungo il percorso dei lavori del metanodotto sono stati intercettati quattro siti che hanno rivelato consistenti fasi di età pre-protostorica. Col termine “sito” in questo caso non si intende un contesto strutturalmente omogeneo, come un abitato o una necropoli, ma un’area di rinvenimento di strutture archeologiche che possono essere di differente cronologia e differente natura. Questi siti sono inoltre particolarmente disomogenei sia per dimensioni che per caratteristiche strutturali.

Lo scavo di un altro tronco del metanodotto, dallo snodo di Sergnano fino ad Agnadello, Gradella e Spino d’Adda ha rivelato notevoli sorprese durante i lavori, eseguiti tra febbraio 2016 e aprile 2017.

Lungo il tracciato di 32 chilometri sono emersi 46 siti archeologici ascrivibili a epoche differenti, a partire dall’età del bronzo fino al periodo rinascimentale e post rinascimentale.

Grazie ai reperti di Capralba è stato ricostruito un intero villaggio risalente al periodo alto medioevale. Altri siti sono stati rinvenuti a Sergnano ed Agnadello. I più interessanti sono datati all’età del bronzo e si trovano a Sergnano e Capralba, in località Campisico di Sopra.

I ritrovamenti ad Agnadello e Gradella sono di più recente data e sono riferibili al culto funerario e di sepoltura nel Medioevo. Numerosi i reperti rinvenuti, appartenenti sia a contesti abitativi che funerari, alcuni dei quali di particolare pregio e rarità, come ad esempio un cucchiaio in legno risalente all’età del rame.

Alcune tombe sono state aperte nell’antichità in un momento successivo a quello della tumulazione, per spogliarne i tesori o aggiungere nuovi corpi, come nel caso di una tomba ad Agnadello.

La necropoli più simile a quella di Gradella è ad Agnadello, dove sono state trovate undici tombe, quattro delle quali in nuda terra (una in cassa lignea) e le ultime con struttura in laterizi, di cui una con copertura lignea.

Mentre a Gradella la presenza di un nucleo abitato è ipotizzata solo dalla presenza delle tombe, ad Agnadello la necropoli sorgeva direttamente all’esterno di un villaggio, situato a nord est dell’attuale centro abitato. È stata ritrovata una capanna con una parte dedicata alla tessitura. Accanto erano presenti due granai sopraelevati – per proteggere il raccolto dall’umidità – e un recinto per animali.  Alcuni resti sono stati ritrovati anche a Spino d’Adda, Vailate e Trescore Cremasco.

Complessivamente sono stati individuati 62 siti di interesse archeologico su un tracciato di circa 45 km, che includono: due necropoli dell’epoca del bronzo medio, un “silos” dell’epoca del bronzo medio-finale; due importanti ville d’epoca romana, numerosi siti di fattorie d’epoca romana ed associati, fossati della centuriazione e strade “glareate” alcune delle quali sono state individuate attraverso i solchi lasciati dalle ruote dei carri. Inoltre, sono state documentate numerosissime fornaci di epoca post-medievale.

Gran parte dei reperti ritrovati si possono ammirare presso la sezione dedicata nel Civico Museo di Crema e del Cremasco a Crema.

Di seguito, i link agli articoli sulla villa romana di Palazzo Pignano, sulla villa di Roboretus, sulla strada Regina che collegava Cremona con Milano e sulla villa di Hero tra Salvirola e Romanengo scomparsa dalla storia.

Fotografie: web; Cremaonline