Renato Crotti

(Tato per gli amici)

“Quando le informazioni mancano, le voci crescono.”

(Alberto Moravia)

E’ sempre arduo e complesso descrivere sé stessi in un testo. Già alle scuole medie il tema “Parla di te” mi mandava in sincopato.  Il mio web designer è stato tanto esplicito quanto tassativo: “Renato Crotti devi trasmettere al lettore un’immagine positiva, sia professionalmente che umanamente, senza apparire egocentrico, vanitoso o, peggio, esperto in bugie bianche.” L’ho ringraziato per la considerazione.

Vano ogni tentativo di fuga. Invidio Massimo Gramellini che si definisce ”lo specialista del dopo” e afferma di conoscere tutti i trucchi “per trasformarlo in mai” e ammiro la sicumera di Mark Twain quando sosteneva di “non rimandare a domani quello che può essere fatto dopodomani altrettanto bene”. Nel mio caso il web designer, nome in codice Brady, incombe. Per di più è giovane e fa palestra quindi, questo testo si autodistruggerà tra 30 secondi.
Il mio cane, che sicuramente ha stretto un subdolo e segreto accordo con lui, non mi chiede di uscire per i bisognini con la frequenza che mi aspetterei dall’animale definito “il miglior amico dell’uomo”.  Ho finito le scuse. Mi arrendo. Devo scrivere la mia sintetica biografia, con un occhio alla tastiera ed uno al cellulare, nella vana speranza che qualcuno mi chiami. Non accade. Mi sento Saragat: “destino cinico e baro”. E, al di là della autopresentazione, ne ho ben donde.
L’approccio è in modalità “Master Chef”: preparare una ricetta semplice (lo è quando la preparano altri) ma insidiosa: spero gli Chef giudicanti siano di bocca buona. Mi metto, speranzoso, all’opera. Non è ammesso l’aiutino da casa e nemmeno chiedere una vocale.
Primo amletico dilemma: la scelta tra la nouvelle cuisine, innovativa, creativa dello chef Paul Bocuse, rispettando i “dieci comandamenti” dei critici gastronomici Gault e Millau, oppure propendere per il rassicurante e abbondante piatto da buona trattoria del territorio: non invidio i critici gastronomici.
Seguo l’istinto e opto per la genuinità, la schiettezza e la “filiera corta”, come feci da ragazzo (pochi anni fa, quindi) quando decisi di dedicarmi alla professione giornalistica, confidando nella rassicurante frase di Luigi Barzini jr: “brutto mestiere il giornalista. Sempre meglio che lavorare però”. Ricordo la gavetta, prima come freelance per testate locali, poi a “Il Giorno” diretto dal mitico Guglielmo Zucconi e “Avvenire”, sino alla prima esperienza con tutti i crismi a Radio Antenna 5, l’emittente diocesana diretta da “callida vulpes”, Gianni Risari: una scuola di vita e professione. Correva l’anno 1992. Ci rimasi, con responsabilità crescenti, sino al 1998. Lasciai via Goldaniga da direttore.
Superato il primo ostacolo e bypassando la distinzione tra ricetta a base di carne o di pesce, anche per evitare rischiosi parallelismi, nasce il dilemma su quali e quanti ingredienti utilizzare. Ovvio, solo ingredienti di qualità (eccolo il vanesio in agguato) e tra loro complementari. Ancora faccio tesoro del vissuto, come nel 1996, quando accettai la direzione della TV “Trs”, ove lavorai per quattro anni, unendo così all’esperienza radiofonica quella televisiva.
Ho una mezza idea sul piatto da preparare, ma sento che manca ancora qualche ingrediente per renderlo sfizioso e invitante, leggero ma capace di saziare. Fossi una nobildonna direi che la mia non è fame, ma voglia di qualcosa di buono. Flash back: anno 2000, la sfida della direzione del settimanale “L’Opinione” e la creazione dell’Opinione Business. Tanti ricordi. Una di quelle esperienze che restano nel cuore.
L’amalgama tra radio, tv e carta stampata: esempio da emulare ora, con questa ricetta. Facile a dirsi. Basta un attimo e la maionese impazzisce, le verdure si scuriscono, si perde il ritmo, si trascura il punto di cottura ideale e patatrac. Senza contare il rischio di una proposta incompleta, migliorabile, un dejà vu. Anzi, dejà mangé.
Ma il passato è come una lampada posta all’ingresso del futuro. La stessa lampada che mi guidò nel 2000 a lasciare la famiglia de “l’Opinione” per raccogliere una nuova sfida, nel settore pubblico, per costituire il Settore Comunicazione della Provincia di Cremona. Cinque anni esaltanti, che mi hanno consentito di imparare molto, di ampliare l’orizzonte pur se da apolide, con i cremonesi che mi rinfacciavano d’essere un cremasco ed i cremaschi che mi associavano al Barbarossa. E, a seguire, l’esperienza maggiormente gratificante, professionalmente a tre stelle Michelin: il mondo della grande impresa privata, spaziando anche in ambiti nuovi, pur se complementari al mondo della comunicazione, del giornalismo, delle relazioni esterne ed istituzionali su un palcoscenico nazionale ed internazionale. E siamo ai giorni nostri. Il piatto è pronto. Non sarà da ristorante stellato, ma sarò felice di condividerlo con amici vecchi e nuovi.
Buon appetito.

Renato Crotti

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